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Baci e palpeggiamenti sul
portone di casa. Condannato
a due anni e sei mesi

L’avvocato Tomasoni

E’ stato condannato a due anni e sei mesi, Singh Balraj, 29 anni, indiano, fermato dagli agenti della Questura nell’aprile del 2018 perchè accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza cremonese di 25 anni. Il 22 aprile di due anni fa il giovane, senza fissa dimora, aveva avvicinato la vittima all’ingresso del palazzo dove abita il padre di lei, residente in centro città. L’aveva palpeggiata e baciata su una guancia e poi l’aveva seguita nel vano condominiale dove vengono riposte le biciclette, dicendole di essere il fratello di una cittadina indiana residente nel palazzo. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Michela Tomasoni, il pm Milda Milli aveva chiesto una pena di cinque anni e tre mesi. Nella sua requisitoria il pm ha parlato di “provata responsabilità” dell’indiano, ritenendo “credibile” la persona offesa. Diversamente, l’avvocato Tomasoni ha ritenuto il racconto della vittima “confuso e contraddittorio”, e “inattendibile” la versione del padre di lei “perchè fuorviato dal racconto della figlia”. “Il mio cliente”, ha spiegato l’avvocato, “ha sempre negato il contatto fisico finalizzato a fini sessuali, dicendo che la donna, trovatasi a contatto con lui nel ripostiglio delle biciclette, aveva frainteso”. Nella sua arringa, l’avvocato Tomasoni ha detto di non sapersi spiegare il comportamento della ragazza che invece di raggiungere immediatamente la casa del padre si era rifugiata in uno stanzino senza uscita, così pure il fatto che nonostante avesse gridato per chiedere aiuto nessuno l’aveva sentita, neppure chi, come sostenuto dalla giovane, era entrato proprio in quel momento nel portone di ingresso del palazzo. L’imputato è comunque stato condannato, ma il collegio ha tenuto conto della tenuità del fatto, decidendo per una pena molto minore rispetto a quella chiesta dall’accusa.

La testimonianza della vittima

“Stavo andando a casa di mio papà in bici quando davanti al portone ho incontrato un uomo che non conoscevo”, aveva raccontato in aula la 25enne. “Ha iniziato a toccarmi e io mi sono divincolata. Sono entrata e lui mi ha seguito. Non sapevo cosa fare, ero letteralmente in panico. Ho portato la bicicletta nell’apposito stanzino e lui mi è venuto dietro e mi ha toccato di nuovo. Mi sono messa a urlare, lui è indietreggiato e si è messo davanti alla porta dello stanzino. Nel frattempo ho sentito la porta di ingresso che si apriva, probabilmente stavano entrando delle persone, e a quel punto cercavo di farlo spostare, non sapevo come fare a far capire che ero lì”. “Era una persona dalla pelle scura”, aveva raccontato la ragazza. “Mi ha toccato il seno con entrambe le mani e poi mi ha baciata sulla guancia. Non potevo scappare perchè ho un problema alla gamba che mi compromette l’andatura. Mi ha detto che era il fratello di un’inquilina al piano terra e continuava a chiedermi se ero in possesso di sostanze stupefacenti. Ricordo che aveva un tatuaggio sul braccio a forma di farfalla. Non parlava benissimo l’italiano, ma si faceva capire”. Alla fine la ragazza era riuscita ad entrare nell’abitazione del padre. “Al momento non gli ho detto niente”, aveva ricordato lei. “Ancora non riuscivo a realizzare cosa mi fosse successo. Poi mio padre mi ha detto di andare a salutare un vicino che era seduto sul ballatoio. Vicino a lui c’era la persona che mi aveva appena aggredita. Ero di nuovo terrorizzata e a quel punto mi sono sbloccata e ho raccontato tutto a mio padre che ha raggiunto quell’uomo chiedendogli spiegazioni. Lui ascoltava e non diceva nulla. Poi improvvisamente se n’è andato”. In aula, la 25enne aveva riconosciuto la foto dell’imputato.

Quello stesso giorno era scattata la chiamata agli agenti di polizia che avevano rintracciato l’imputato nei pressi della stazione ferroviaria.  “Non ho allungato le mani, non c’è stato alcun contatto fisico”, aveva giurato Balraj nell’interrogatorio in carcere. All’epoca il giudice, pur ritenendo credibile la versione della ragazza, aveva deciso di non convalidare il fermo e di scarcerare il 29enne che aveva comunque l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla giovane, mantenendo una distanza di 250 metri.

Sara Pizzorni

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