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Dpcm, protesta esercenti
davanti alla Prefettura
con pentole e coperchi

(foto Sessa)

Hanno fatto tanto rumore, nel vero senso del termine, gli esercenti cremonesi, baristi e ristoratori, che si sono radunati davanti alla prefettura con pentole e coperchi per manifestare contro l’ultimo Dcpm, che impone la chiusura alle 18. Un centinaio di persone che hanno voluto manifestare contro una misura che naturalmente incontra il dissenso di chi ogni giorno lavora in questo settore. “Ci siamo adeguati alle normative anti-covid e ora non ci permettono di lavorare” evidenzia uno dei portavoce, Gianluca Pezzoni, dell’Osteria Aporti. “Protestiamo per i nostri diritti e per quelli dei nostri dipendenti”.

“E’ la morte dei locali che fanno lavoro serale” ha commentato Beppe Franzosi del Bar Sport di Costa Sant’Abramo. “Chi ha dedicato il proprio lavoro alle ore serali si trova ora in grande difficoltà. Noi abbiamo messo tutto in sicurezza. Vorremmo sapere quanti sono stati infettati nei locali a Cremona. Io credo nessuno”. Ma gli esercenti chiedono anche aiuti: “Se ci vogliono far chiudere, che ci diano un ristoro. Non le briciole che hanno erogato alla prima ondata della pandemia”. E tra le fila dei manifestanti sembra circolare con insistenza la voce di un possibile sciopero fiscale”.

Non è mancata la presenza delle associazioni di categoria, che si sono strette attorno ai ristoratori e ai baristi. “Sono qui come associazione ma anche come cittadino perché la protesta è da convididere”, ha detto Antonio Pisacane, segretario cittadino dell’Asvicom che ha aggiunto: “La riforma è sbagliata e va cambiata. È ingiusta per le attività che sono state obbligate a investire e a perseguire protocolli di sicurezza importanti che finora hanno garantito la salute e che da un giorno all’altro si vedono privati di meta dei fatturati. Intanto nessuna norma di risarcimento è stata ancora prevista”.

“Non può essere sempre l’imprenditoria a pagare”, ha commentato Andrea Badioni, presidente di Confcommercio. “Ci dobbiamo – ha concluso – sedere attorno a un tavolo e decidere cosa fare. Non si deve neppure arrivare allo sciopero fiscale. Si deve intervenire prima tagliando tasse e contributi”.

Laura Bosio

LE TESTIMONIANZE VIDEO (a cura di Giovanni Rossi)

Fotoservizio Francesco Sessa

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