Cronaca
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Dpcm, Malvezzi: 'E' tempo di condivisione, non di scontri' Zagni: 'Cremona non è Milano'

Il cordone dello scorso marzo per delimiutare la zona rossa del lodigiano al confine con Pizzighettone (foto Sessa)

AGGIORNAMENTO ore 19– “Tutte le nuove misure previste dall’ultimo Dpcm – quelle riservate alle aree gialle, arancioni e rosse – saranno in vigore a partire da venerdì 6 novembre”. E’ quanto spiega Palazzo Chigi sottolineando che “lo ha deciso il governo per consentire a tutti di disporre del tempo utile per organizzare le proprie attività.

Il pomeriggio del 4 novembre sta concludendosi nell’attesa di una decisione su quale sia la collocazione della Lombardia e delle singole province in base ai tre livelli di allarme sanitario (verde, arancione, rosso).

“In questa fase come pure durante la prima ondata abbiamo deciso che la situazione generale è tale da imporre una collaborazione istituzionale”, afferma Carlo Malvezzi, capogruppo di Forza Italia in Comune. Proprio oggi abbiamo presentato un ordine del giorno che riassume le nostre proposte per guardare oltre all’attuale scenario e cercare strade alternative, innovative per salvaguardare al tempo stesso la salute, bene primario, e l’economia. Su questo aspetto qualcosa di più si poteva fare anche a livello locale. Penso ad esempio ai nostri anziani, che potrebbero essere invitati a restare in casa, e aiutati attraverso la rete del volontariato e della Protezione Civile; penso al trasporto degli studenti: quando la scuola riprenderà in presenza dovrebbero essere pronto un piano di potenziamento del trasporto, mediante accordi con compagnie private; penso a forme di aiuto ai ristoratori e gestori di locali pubblici per incentivare l’asporto, e così via”.

Quanto alla suddivisione del territorio lombardo in zone a diverso rischio, Malvezzi si trova d’accordo con chi vorrebbe una differenziazione tra Cremona e, ad esempio, Milano o Varese. “Differenziazioni che devono essere guidate da dati scientifici e invece oggi non abbiamo un’analisi approfondita dei luoghi dove avviene il contagio. Servirebbe un’analisi, anche solo statistica, per capire in quali settori economici le limitazioni dei contatti sono davvero efficaci. Occorre poi che la politica si metta in sintonia con le persone e con le imprese, che abbia l’umiltà di farlo”. E quanto al fatto se debba  essere Fontana o Speranza a decidere se fare di tutta la Lombardia una zona rossa oppure no, l’esponente di Forza Italia ritiene che “il Ministero conosce i dati della diffusione”.

“Cremona  – afferma Alessandro Zagni, capogruppo della Lega – è un territorio che purtroppo ha già pagato a caro prezzo lo scotto di questa pandemia, sia per le vite umane che per le attività imprenditoriali che hanno chiuso. La scorsa primavera siamo stati l’epicentro mondiale dell’emergenza sanitaria, e a tutto questo è seguita una crisi economica che ha colpito soprattutto le piccole imprese, i negozianti, i ristoratori della città.

“Rispettando le misure di prevenzione, e finchè i contagi nella nostra provincia saranno sotto controllo, i nostri imprenditori devono poter lavorare, altrimenti non sopravviveranno. Il nuovo DPCM parla chiaro: a firmare l’ordinanza che predispone eventuali soluzioni differenziate tra i territori o l’esenzione di alcune misure deve essere il Ministro della Salute, sentiti i governatori delle Regioni. Cremona non ha la stessa situazione grave che sta vivendo Milano, lo dicono i numeri; per questo Cremona non può essere considerata zona rossa come il capoluogo lombardo.

“Chiediamo quindi al sindaco Galimberti di rivolgere immediatamente al Ministro della Salute Speranza, in accordo con il Presidente Fontana, la richiesta di evitare per la nostra città le misure restrittive delle zone rosse, affinché gli imprenditori cremonesi possano lavorare. Ovviamente, la situazione del rischio sanitario dovrà essere costantemente monitorata, ma nel frattempo continuiamo a vivere e lavorare rispettando le regole di distanziamento”.

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