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Caso Pamiro, il crash test:
prima la rincorsa e poi il salto
nel vuoto. Verso l'archiviazione

Dal tetto del cantiere edile di via Mazzolari, nel quartiere dei Sabbioni a Crema, dove il 29 giugno scorso era stato trovato cadavere, Mauro Pamiro, 44 anni, professore e musicista cremasco, avrebbe preso la rincorsa per lanciarsi nel vuoto. Questo è l’esito dell’esperimento effettuato con l’ausilio di un manichino lo scorso 16 ottobre da parte dei tecnici incaricati dalla procura di Cremona per calibrare altezza e dinamiche di caduta. Tre le ipotesi su cui si è lavorato: la prima è che Mauro si fosse arrampicato e che fosse scivolato, la seconda è che Mauro, ancora vivo, fosse stato spinto, mentre la terza è che la vittima avesse preso la rincorsa per gettarsi nel vuoto. La posizione in cui il corpo è stato trovato collima perfettamente con quest’ultima ipotesi, ritenuta dunque quella attendibile. Nella seconda, il corpo avrebbe dovuto essere trovato a ridosso del muro, mentre nella prima avrebbe dovuto travolgere un pezzo di paratia. Mauro Pamiro, dunque, si sarebbe suicidato. La procura non avrebbe più dubbi, tanto che il sostituto procuratore Davide Rocco, titolare dell’inchiesta, è in procinto di chiedere l’archiviazione. Un esperimento effettuato per scrupolo, quello del crash test, e cioè la simulazione con manichino, dopo i risultati dell’esame autoptico che aveva già accertato la compatibilità della caduta con l’altezza del ponteggio della villetta in costruzione. Sul corpo, inoltre, non sono state trovate tracce di lesioni attribuibili a terze persone e il buco in mezzo alla fronte è stato provocato da una pietra, un sasso raccolto vicino al cadavere e sul quale è stato trovato del sangue. E poi c’è l’immagine della telecamera della zona che ha ripreso il 44enne, la notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno, mentre si dirigeva solo e scalzo verso il cantiere. Nel corpo della vittima, così come accertato dalle analisi tossicologiche, c’era un’alta concentrazione di cannabis. Dunque nessun giallo. “Un drammatico fatto che riguarda la vita privata delle persone”, aveva già detto a luglio il procuratore Roberto Pellicano, che aveva ufficialmente escluso la prima tesi, quella dell’omicidio, che aveva portato ad iscrivere nel registro degli indagati la moglie di Pamiro, Debora Stella, 40 anni, grafica pubblicitaria. “Riteniamo”, aveva sostenuto il procuratore, “di aver raggiunto elementi sufficienti per escludere le responsabilità di terzi nella vicenda”.

Sara Pizzorni

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