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Truffa in banca, 10 anni all'ex
funzionaria. Il giudice: 'Turbata
l'intera comunità di S. Bassano'

Gli avvocati Gian Pietro e Monica Gennari e Cesare Gualazzini

Un “quadro probatorio granitico” e “operazioni spregiudicate in violazione delle più elementari norme di correttezza nell’attività bancaria”: lo scrive il giudice nelle 65 pagine di motivazione che il 2 novembre scorso hanno portato alla condanna a dieci anni, un mese e venti giorni di reclusione, di Daniela Zignani, di Pizzighettone, ex responsabile della filiale di San Bassano del Credito Padano, colpevole del reato di truffa aggravata dal danno di rilevante entità e per aver abusato del rapporto di lavoro con la banca. L’imputata è stata anche condannata ad una multa di 4.660 euro, oltre al risarcimento dei clienti e della filiale di San Bassano del Credito Padano: per la banca è stata decisa una provvisionale di 203.000 euro. Nei confronti della Zignani, condannata anche alle spese di costituzione e di difesa, il giudice ha anche disposto la confisca di 426.377, 34 euro dal suo conto corrente. In tutto le parti civili erano 54, compresa la banca, rappresentate dagli avvocati Gian Pietro e Monica Gennari e dall’avvocato Cesare Gualazzini.

Dal 2003 al 2017 la Zignani aveva effettuato operazioni sospette ai danni di clienti della filiale di San Bassano, come titoli trasferiti e venduti all’insaputa delle vittime e polizze assicurative incassate da soggetti diversi dai contraenti. Complessivamente la somma sottratta è stata quantificata in due milioni di euro.

“Tutti gli ammanchi”, si legge nella motivazione, “hanno avuto un solo e unico destinatario: l’imputata e il suo nucleo familiare. I movimenti di denaro che conducono a lei sono chiarissimi”. I piani della Zignani, secondo quanto scrive il giudice, hanno avuto l’obiettivo di “creare fraudolentemente le condizioni per impossessarsi delle somme dei correntisti: sfruttando la sua qualità di direttrice e i legami personali o familiari con alcuni di loro, si è proposta come soggetto qualificato ed affidabile, competente in materia di investimenti ed in grado di gestire efficacemente le loro risorse. I clienti, persone anziane e del tutto prive di cognizioni finanziarie, sono stati così spinti a fidarsi completamente di lei al punto da firmare abitualmente in bianco i moduli di disposizione e di consultarla per qualsiasi operazione dovessero eseguire. Tutte le operazioni sono avvenute senza il consenso dei titolari e a loro danno, inducendo in errore anche la società assicuratrice Assimoco e Banca Cremonese”. “I movimenti illeciti di denaro compiuti dalla Zignani”, sottolinea il giudice, “non hanno infatti riguardato somme nella diretta disponibilità della banca, ma polizze vita e titoli rispetto alle quali il Credito Cremonese ha svolto esclusivamente un ruolo di intermediario nella gestione”.

“Condotte di assoluto disvalore”, secondo il giudice, quelle messe in atto dall’imputata, condotte “protrattesi per moltissimo tempo e che l’hanno portata a conseguire elevatissimi profitti con pari danno per le numerose persone offese”. La Zignani ha indotto in errore “persone anziane, vulnerabili e prive di qualsiasi competenza economico finanziaria che avevano riposto completamente in lei la loro fiducia. L’imputata, invece, specialmente in concomitanza con momenti di criticità delle persone offese, quali lutti, malattie o situazioni di difficoltà personale, tali da ridurre ulteriormente la loro attenzione sull’andamento degli investimenti, ha tradito la fiducia  dei clienti, compiendo operazioni spregiudicate in violazione delle più elementari norme di correttezza nell’attività bancaria. Le truffe commesse hanno turbato sia l’intera comunità di San Bassano, che da quasi vent’anni vedeva nella direttrice un punto di riferimento per le attività economiche locali, sia l’intera struttura del Credito Padano, che mai, nella sua storia, aveva visto verificarsi simili episodi”.

Una condotta, quella della Zignani, “caratterizzata da abituale dedizione alle truffe, non contrassegnata da alcuna resipiscenza, nè da proposte di risarcimento alle vittime, e da una stabile rete familiare di supporto che, mettendole a disposizione i propri conti correnti, ha concretamente permesso alle truffe di compiersi. Un consolidato sistema criminoso radicato nel tempo, scientemente rivolto ai danni dei clienti più deboli, profondamente colpiti non solo nel loro patrimonio, ma anche nella loro integrità morale”.

“Priva della ben che minima plausibilità”, secondo il giudice, è la spiegazione che l’imputata aveva fornito durante le spontanee dichiarazioni, e cioè che tutto sarebbe avvenuto per colpa di ‘meri errori del sistema informatico della banca, ipotizzando anche un disegno architettato dalla banca stessa a suo danno per nascondere un buco in bilancio’: “affermazioni”, si legge nella motivazione, “oggettivamente calunniose che concorrono, anche sotto questo profilo, ad escludere la concedibilità delle circostanze attenuanti generiche, oltre a rendere ulteriormente evidente la sua negativa personalità”.

Sara Pizzorni

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