Cronaca
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Picchiata e maltrattata per 26 anni. 'Comprata come una gallina'. Marito condannato

L’avvocato Parati

Due anni e sette mesi di reclusione per maltrattamenti e lesioni, più un risarcimento danni alla parte civile di una provvisionale di 10.000 euro. Così hanno deciso i  giudici che hanno condannato un 62enne della Costa d’Avorio. Caduto, invece, il reato più grave, quello di violenza sessuale. L’imputato è stato assolto ‘perchè il fatto non sussiste’. Per lui, il pm Vitina Pinto aveva chiesto una condanna a sei anni per i tre capi di imputazione, mentre l’avvocato Micol Parati, parte civile per la moglie, un risarcimento di 100.000 euro.

Un incubo durato 26 anni, quello vissuto dalla donna, attualmente ospite di una parrocchia, vittima di un marito violento per colpa dell’alcol e del gioco. “Ha sempre detto che mi ha comprato come una gallina”, aveva ricordato la moglie in aula. “Quando picchi un animale, non è che chiedi perdono”. Un racconto, il suo, confermato anche dai due figli, entrambi nati in Italia. Solo uno dei due ragazzi, il più giovane, studente universitario, vive ancora con il padre, autotrasportatore di professione.

Il ragazzo aveva ricordato vari episodi, tra cui quello accaduto il 6 gennaio del 2019: “Il papà aveva bevuto, insultava la mamma, l’ha presa a schiaffi e pugni, l’ha spinta e lei è caduta a terra, sembrava impazzito. Mio fratello è intervenuto e l’ha spinto”. Quella sera erano arrivati anche i carabinieri che avevano trovato l’imputato ubriaco riverso sul divano. “Beveva ogni giorno”, aveva detto il giovane, “ed era ubriaco tre volte a settimana. Spendeva anche i soldi giocando con le slot machine. Si discuteva sulle spese di casa, qualsiasi occasione era buona per litigare”.

Alla fine la donna si era convinta a rivolgersi ai centri antiviolenza. “E’ stato difficile convincere la signora”, aveva detto il suo avvocato. “Aveva molti sensi di colpa e aveva paura a denunciare il marito. Era convinta, in base a credenze molto radicate nella loro cultura, che se lui fosse finito in carcere, delle forze maligne l’avrebbero punita”.

A processo, l’imputato, difeso dall’avvocato Guido Vezzoli, era accusato di aver maltrattato la moglie “quotidianamente con atteggiamenti violenti, vessatori e umilianti anche alla presenza dei figli, violenze tali da provocarle un grave stato di sofferenza e paura, rendendole angosciosa la convivenza familiare tanto da costringere la donna ad abbandonare l’abitazione coniugale”.

In particolare, l’uomo, sotto l’effetto di bevande alcoliche, “per banali discussioni” avrebbe picchiato ed offeso la moglie, colpendola con schiaffi al volto e pugni in testa, spingendola, facendola cadere, minacciandola di percuoterla se non avesse consentito a rapporti sessuali e schiaffeggiandola in caso di rifiuto, in un’occasione causandole la rottura del setto nasale e minacciandola di morte.

“La mia cliente era percossa sistematicamente”, ha detto oggi l’avvocato Parati, che ha ricordato i numerosi episodi contenuti nel capo di imputazione. “Il marito abusava di sostanze alcoliche ed era dipendente dal gioco d’azzardo. Sulla violenza sessuale, se lei si rifiutava, lui la picchiava. Se no lei andava a dormire in sala. Una volta era stata costretta addirittura a dormire su una sedia o anche sull’asse da stiro. La sua era una lotta impari”. Secondo il legale, il racconto della donna è stato “credibile e congruo. Questi sprazzi di vita molto dolorosi le hanno causato gravissimi danni fisici, morali e psicologici”.

Completamente opposta la versione dei fatti fornita dall’avvocato Vezzoli, che ha sì ammesso che il rapporto tra i due non era idilliaco, che c’erano state discussioni e liti, ma che il suo cliente non è assolutamente il mostro dipinto dalla moglie. “Lui è una persona debole, con grossi problemi di salute, che ha perso il lavoro, che è stato licenziato e che ha esagerato con l’alcol”.

L’avvocato Vezzoli ha puntato la sua difesa sulla “poca attendibilità” della vittima. “Non ha mai sporto denuncia e in tanti anni c’è solo un referto medico che parla di una leggera abrasione al labbro inferiore. Nessuno l’ha mai vista con ematomi e sulla violenza sessuale ci sono solo le sue dichiarazioni. Si è rivolta agli assistenti sociali solo per essere aiutata economicamente”.

Sara Pizzorni

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