Cronaca
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Furti di Rolex e collane, in otto
a processo. Dieci i furti in città

Sono stati rinviati a giudizio e andranno a processo a novembre, gli otto presunti componenti della “gang dei Rolex”, tutti di etnia rom, la maggior parte con alle spalle precedenti per reati contro il patrimonio. L’accusa è quella di furto con destrezza, in particolare di Rolex e collane di valore. In tutta Italia la banda, costituita anche da soggetti con legami di parentela, avrebbe messo a segno 200 colpi, di cui una decina a Cremona. Furti anche a Parma, Padova, Firenze, Piacenza e Reggio Emilia. Solo in un caso, in provincia di Reggio Emilia, il furto si era trasformato in rapina per la resistenza della vittima.

Sempre lo stesso il modus operandi: ad agire erano le donne: si avvicinavano alle vittime con la scusa di chiedere un’informazione, o anche proponendo favori sessuali. La ladra cercava il contatto fisico proprio per sfilare l’orologio dal polso della persona fermata. Nei pressi, ad attenderla c’era un’auto di grossa cilindrata con a bordo il complice pronto ad intervenire in caso di problemi. Il gruppo, che disponeva di auto con targa spagnola o tedesca, agiva con estrema mobilità sul territorio nazionale. Il bottino, tra orologi di marca, spesso Rolex, e collane, spariva nel mercato nero.

Nel giugno del 2016 tre di loro erano stati arrestati in quanto avevano tentato di rubare un orologio ad un 50enne cremonese. In carcere erano finiti i tre fratelli rom Estera, Nicolae e Manuela Paun, tutti ventenni. Al processo per direttissima avevano patteggiato un anno e quattro mesi ciascuno, dopodichè erano stati rimessi in libertà perché incensurati. I tre erano stati bloccati in viale Po a bordo di una Seat Leon nera con targa spagnola. La loro auto era già stata vista nei luoghi dove erano stati messi a segno i precedenti furti.

Il 21 giugno del 2016 un poliziotto fuori servizio aveva notato l’auto parcheggiata in centro e si era insospettito. In quello stesso istante la più giovane delle donne si era avvicinata alla sua vittima con la ‘tecnica dell’abbraccio’ per strappargli l’orologio. Ma i piani dei tre malviventi erano andati in fumo. La Seat Leon che sarebbe stata usata per i colpi era intestata alla nonna dei tre ventenni che risiede in Romania.

Due mesi prima, il 19 aprile del 2016, un’anziana cremonese era stata vittima di un furto con strappo: alle 13,45 in via Ticino, qualcuno, con la ‘tecnica del finto abbraccio’, le aveva rubato l’orologio che portava al polso. Per quel furto è finito a processo solo Nicolae Paun. Oggi l’uomo, che è latitante, è stato assolto. Dall’esame dei tabulati telefonici è emerso che quel giorno l’utenza telefonica in uso all’imputato lo collocava lontano da Cremona. La presenza in città di Paun, sempre secondo i tabulati, era stata evidenziata il giorno dopo.

Per Nicolae Paun, anche il pm ha chiesto l’assoluzione: contro di lui mancavano i riscontri esterni che potessero avvalorare la sua colpevolezza, nonostante, come ha sottolineato l’accusa, il racconto “coerente” fornito all’epoca dei fatti dalla vittima, nel frattempo deceduta.

Nel giugno del 2016 Nicolae era finito in manette insieme alle sue sorelle per il tentato furto dell’orologio al 50enne cremonese. Dopo il patteggiamento e la remissione in libertà, la polizia, che li sospettava per altri furti, aveva installato a bordo della Seat Leon un gps. I successivi movimenti dei tre avevano condotto gli investigatori in un Bed and breakfast a Verona e poi in Spagna.

Nella disponibilità della banda ci sarebbero stati numerosi veicoli con targhe spagnole e tedesche utilizzati per i furti. Un anno dopo la polizia era riuscita a sgominare l’intera organizzazione. Davanti al giudice, oltre ai tre  fratelli Paun, andranno Scumpita Dumitru, Catalin e Daniela Stefan, Mirela e Maradon Vasile.

Sara Pizzorni

L’auto utilizzata dai malviventi

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