Cronaca
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Commozione e note blues
per l'ultimo saluto a Enzo Frassi

C’era una grande folla questa mattina nella chiesa di San Giuliano di Castelvetro Piacentino per partecipare al funerale del musicista Enzo Frassi, che ha perso la vita pochi giorni fa in un tragico incidente tra Villanova e San Giuliano. Una messa molto partecipata, con gran parte delle persone rimaste sul sagrato ad ascoltare le parole dell’officiante, frate Davide Fieschi, amico e compagno di scuola di Enzo ai tempi del liceo Aselli. Toccanti le sue riflessioni su quello che Enzo ci lascia: un “amico fraterno, dal temperamento estroverso, gioioso, comunicativo. Oggi ci lascia questo dono: ci invita a riflettere in profondità sulla nostra vita, facendo in modo che ognuno di noi dedichi uno spazio di tempo alle domande che contano veramente, chi siamo, dove siamo diretti; il pensare al nostro destino, al destino della nostra anima. La sofferenza, il dolore, la morte sono domande senza scampo”.

“Nessuno di noi oggi è venuto qui per una formalità”, ha aggiunto. “Si è qui soltanto per amore, perchè ci siamo sentiti amati da Enzo”.

Inevitabile il ricordo degli anni di scuola e di quelli immediatamente successivi: “Al liceo ho passato diverse ore con lui, era una mente talmente brillante che ci dava lezioni, soprattutto di matematica. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa con le sue capacità, il medico, l’avvocato … invece  scelse la musica. In uno dei colloqui che ebbi con lui, saranno passati trent’anni, gli chiesi perchè non finisse l’università, gli mancava solo un esame per laurearsi in giurisprudenza.

Mi rispose: ‘Quando ho visto come è il mondo, sono rimasto deluso, non è affare mio’. La sua scelta di essere musicista, come per tanti che sono qui presenti, era una scelta dettata dalla purezza che lui vedeva nella musica, una creatività che non era soggetta ad alcun tipo di corruzione. Ha seguito il suo cuore, nella sua vita ha comandato il suo cuore. Era un ragazzo che credo avesse in sé soprattutto questa capacità di esser sincero con se stesso. Così come lo era nei suoi rapporti umani, estremamente comunicativo”.

Citando poi papa Benedetto XVI: “La musica è una dimensione dell’essere che dà una nuova grandezza della realtà perchè spinge ad esprimere se stessi in modo nuovo. Nella musica c’è l’esperienza della tristezza come della gioia, ogni barriera linguistica e culturale viene annullata perchè tocca le corde più profonde del cuore dell’uomo e ci accomuna tutti. La musica conserva qualcosa di puro che non c’è nelle altre dimensioni della vita e che dice verità sulla destinazione di ciascuno di noi mettendoci in comunicazione con l’aldilà”.
A Enzo, è stato ricordato ancora nell’omelia, piacevano tutti i generi musicali, ma soprattutto il rythm & blues e l’amato Morricone, entrambi risuonati a fine cerimonia tra i musicisti presenti. La musica protagonista della vita di Enzo, ma anche strumento  di avvicinamento all’aldilà: “La musica ci fa meditare, in un mondo dove la fretta è il vero demonio della vita di un uomo, impedendogli di stare con se stesso e di pensare.
La musica di Enzo accompagna l’essere umano negli spazi della meditazione, dove noi capiamo che non siamo fatti per il consumismo”.

E ancora, l’amore che lo sfortunato musicista ha donato insieme al sorriso: “Tutti cerchiamo qualcuno che ci voglia bene per noi stessi, a me Enzo lo ha dimostrato, non mi ha voluto bene per un vantaggio. Questo ritratto radioso del suo passaggio deve motivarci a vivere bene il presente. Un gesto di amicizia, una pacca sulla spalla, un sorriso: l’amore è ciò che resta di noi, questo è quello che Enzo ci lascia.
Se usiamo la nostra intelligenza, la nostra razionalità le nostre conoscenze scientifiche ma non usiamo il cuore, allora siamo falliti. E’ il cuore che produce l’unico vero valore della nostra vita, l’amore”.

In chiesa, oltre ai parenti, agli amici, ai vecchi compagni di scuola della “classe ’66”, tanti musicisti, con i quali Frassi, contrabbassista jazz di valore, si stava esibendo dopo un anno di chiusura forzata delle attività per gli artisti. Tra questi, Carmelo Tartamella, Ermanno Principe, Gianni Satta, che con i loro strumenti hanno accompagnato l’uscita della bara fino alla tumulazione nel cimitero di Castelvetro. Con loro, la voce di Odilla Rey e poi la fisarmonica di Fabio Turchetti hanno dato l’ultimo, commosso saluto ad un amico e collega sensibile, colto e intelligente che se ne è andato troppo presto. gb

L’ESTREMO SALUTO IN MUSICA AL CIMITERO DI CASTELVETRO

 

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