Cronaca
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Cheti Nin chiede il reintegro negli
Zoofili nonostante la condanna

L’ex vice presidente della passata gestione dell’associazione Zoofili cremonesi Cheti Nin, condannata in via definitiva il 6 ottobre del 2017 ad un anno e tre mesi di reclusione, pena sospesa, per le uccisioni di animali all’interno del canile di Cremona, vorrebbe essere reintegrata all’interno dell’associazione dalla quale era stata espulsa, ora sotto la guida della presidente Alessandra Bonvicini. Per questo motivo ha agito in sede civile, chiedendo un provvedimento d’urgenza per essere riammessa, sia come associata che come volontaria. Alla richiesta si è opposta l’attuale gestione dell’associazione, rappresentata dall’avvocato Giorgio Maione. “Siamo fermamente contrari”, ha detto il legale, “in quanto riteniamo che la richiesta della Nin come figura che dovrebbe occuparsi del benessere degli animali sia incompatibile con quanto sostenuto dalla Cassazione”.

Da parte sua, l’avvocato Veronica Bettoncelli, legale della Nin, ha tenuto a precisare che “non vogliamo passi il messaggio che la signora Nin vuole tornare al canile quanto passi il messaggio che la presidente non era titolata ad agire nella carica e  deliberarne  l’espulsione in quanto mai legittimamente eletta nella carica.

La delibera con le motivazioni dell’espulsione, malgrado  le numerose richieste avanzate  in due anni, non è mai stata trasmessa, per cui alla fine non è rimasto che fare ricorso alla magistratura. Numerosi altri soci sono stati espulsi senza che ci fosse alcun procedimento. Questi fatti si sommano ad una serie di azioni gestionali quanto meno opache rispetto alle quali si richiedono formalmente  da anni chiarimenti mai pervenuti. Mentre nel merito  delle questioni gestionali si entrerà con altri procedimenti, la signora Nin è stata costretta ad interpellare il tribunale per avere copia della documentazione dovuta che è stata prodotta e predisposta a posteriori solo dopo l’introduzione del presente  procedimento, ciò che appare per lo meno sospetto. Appare poi  fuorviante tentare di  giustificare  un procedimento illegittimo  facendo ricorso a fatti di un  passato sul quale ci sarebbe ancora molto da chiarire”.

Il merito alla richiesta di Cheti Nin, il giudice Antonia Gradi si è riservata la decisione.

Sara Pizzorni

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