Cronaca
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Frode reddito di cittadinanza,
la finanza arresta altre 6 persone

Altre sei persone sono finite in manette nell’ambito della maxi inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza di Cremona e Novara nell’ambito dell’indebita percezione di reddito di cittadinanza, che già nello scorso novembre aveva portato a 16 arresti.

Le ordinanze di custodia cautelare, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano, infliggono un nuovo colpo ad un’associazione per delinquere dedita al conseguimento di pubbliche erogazioni.

Il gruppo, in poco più di un anno, ha arrecato un danno di oltre 21,5 milioni di euro all’erario presentando oltre 10.000 domande di Reddito di Cittadinanza sprovviste dei requisiti indicati dalla legge. Secondo quanto emerso durante le indagini, all’interno del gruppo vi sono compiti e funzioni ben delineati. I promotori, cittadini di origine rumena, avevano il compito di procurare i documenti ed i nominativi di propri connazionali avvalendosi anche dell’ausilio di complici operanti all’estero.

Tali documenti venivano poi consegnati, tramite persone di fiducia, ai titolari e dipendenti di Caf e Patronati compiacenti i quali predisponevano e compilavano la falsa documentazione di supporto alla domanda (Dsu e codice fiscale). Successivamente, mediante la produzione di certificati di attribuzione del codice fiscale e documenti d’identità contraffatti, il sodalizio riusciva ad appropriarsi presso gli uffici postali dei sussidi erogati.

Le ulteriori indagini, condotte mediante l’analisi dei contenuti dei profili social degli arrestati incrociati con i dati contenuti nei pc e nei cellulari sequestrati, hanno consentito di individuare le altre otto persone che hanno proseguito l’attività criminale attivandosi per cercare nuovi canali idonei alla perpetrazione delle frodi.

Contestualmente agli arresti, tra i quali figura anche una ex dipendente di un centro di assistenza fiscale già coinvolto nella frode, sono state effettuate anche delle perquisizioni nei confronti di coloro che sono sospettati di aver prodotto i falsi documenti di identità utilizzati per ottenere il beneficio.

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