Inchiesta ‘Ndrangheta a Brescia,
suor Anna Donelli a giudizio
La religiosa cremonese è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa. Va a processo a Brescia
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E’ stata rinviata a giudizio suor Anna Donelli, 58 anni, la religiosa cremonese arrestata a inizio dicembre del 2024 nell’ambito di un’inchiesta antimafia della procura di Brescia. E’ accusata di concorso esterno in associazione mafiosa. Da anni volontaria nelle carceri bresciane e a San Vittore a Milano, è stata coinvolta nell’inchiesta su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio bresciano.
Suor Anna, della congregazione delle suore della carità, avrebbe usato il proprio incarico spirituale per agire come intermediaria tra il clan ‘ndranghetista calabrese Tripodi e i detenuti, trasmettendo “ordini, direttive, aiuti morali e materiali ai soggetti sodali o contigui al sodalizio reclusi in carcere”, ricevendo dai detenuti “informazioni utili per meglio pianificare strategie criminali di reazione alle attività investigative delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria” e proponendosi per favorire “lo scambio informativo tra i detenuti e i loro prossimi congiunti nel caso di divieti di colloqui”, e infine “risolvendo dissidi e conflitti tra i detenuti all’interno del carcere”.
Suor Anna è attualmente libera dopo gli arresti domiciliari annullati dal tribunale del Riesame, secondo cui non c’era gravità indiziaria tale da giustificare una misura cautelare. La procura, però, aveva presentato ricorso in Cassazione. I giudici avevano ribadito la sussistenza degli indizi di colpevolezza a carico della religiosa e avevano disposto un Riesame bis che aveva dato ancora ragione a suor Anna. La Cassazione aveva poi di nuovo accolto le ragioni di un altro ricorso della procura, disponendo un terzo Riesame. L’udienza a Roma si è svolta il 21 ottobre 2025, la sentenza è stata pubblicata il 13 gennaio scorso.
Nel suo ultimo interrogatorio, la religiosa, assistita dall’avvocato Robert Ranieli, aveva sostenuto la sua totale estraneità ai fatti. “Alla mia cliente sono state contestate le intercettazioni, le uniche alla base dell’imputazione”, aveva detto il legale, “però lei ha radicalmente negato tutto, sia per il suo ruolo, quello di suora, che per quello che lei rappresenta, tanto che a Milano è chiamata ‘l’angelo degli ultimi’, e ha dato una spiegazione. Quelle intercettazioni sono state dette da altri, ma lei non c’è. Sono sono millanterie. Gli unici messaggi che lei veicolava erano esclusivamente di natura umanitaria”.
La complessa indagine, avviata nel mese di settembre 2020, aveva riguardato l’operatività, in territorio bresciano, di un’associazione per delinquere di matrice ‘ndranghetista originaria di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, residente da anni a Brescia e legata da rapporti federativi alla cosca “Alvaro”, egemone nella zona aspromontana compresa tra i comuni di Sinopoli e Sant’Eufemia d’Aspromonte.
L’attività investigativa aveva permesso di ricostruire l’organigramma del sodalizio che, facendo leva sulla forza di intimidazione, avrebbe riprodotto, in territorio bresciano, una “locale” in grado di porre in essere le peculiari azioni che caratterizzano le associazioni di tipo mafioso, quali estorsioni, traffico di armi e stupefacenti, ricettazioni, usura e scambio elettorale politico-mafioso.
La caratura delinquenziale del gruppo è stata, inoltre, dimostrata dalla capacità di penetrare le strutture carcerarie e veicolare messaggi ai detenuti, avvalendosi del sostegno di persone fidate e insospettabili, come quello fornito dalla religiosa cremonese. Nelle intercettazioni, uno degli arrestati afferma che la suora “è dei nostri”. Trenta le misure cautelari emesse al termine delle indagini con il sequestro di quasi 2 milioni di euro.
Il processo nei confronti di suor Anna e di altri 15 imputati rinviati a giudizio entrerà nel vivo il prossimo 3 marzo.
Sara Pizzorni