Cronaca

Referendum Costituzionale, gli avvocati: "Ecco perché votare sì"

“Le ragioni del sì. Referendum Giustizia”: è questo il titolo dell'evento organizzato dalla Camera Penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi” che si è svolto lunedì pomeriggio alla Biblioteca Statale di Cremona.

Un momento del convegno
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“Le ragioni del sì. Referendum Giustizia”: è questo il titolo dell’evento organizzato dalla Camera Penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi” che si è svolto lunedì pomeriggio alla Biblioteca Statale di Cremona. Il referendum sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi decenni nel dibattito sulla giustizia italiana. Votare sì, secondo gli avvocati,  significa sostenere una riforma strutturale volta a rafforzare l’imparzialità del giudice, l’equilibrio tra accusa e difesa e la credibilità dell’ordinamento giudiziario nel suo complesso.

Tanti i presenti all’incontro -moderato dalla giornalista Francesca Morandi – introdotti dall’avv. Micol Parati (Presidente della Camera Penale di Cremona e Crema CPLO). In sala anche l’avv. Alessio Romanelli (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cremona) e l’avv. Maria Luisa Crotti (Presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale). Al momento di riflessione e dialogo sono intervenuti anche il prof. Nicolò Zanon (Professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato SiRiforma), l’avv. Oliviero Mazza (Professore ordinario di Procedura Penale all’Università Bicocca di Milano), l’avv. Andrea Cavaliere (Componente di giunta UCPI) e l’avv. Salvatore Scuto (Avvocato del Foro di Milano).

“Noi abbiamo fondato un comitato per il sì” dice l’avv. Parati “perché da tecnici riteniamo che la riforma sia una riforma fondamentale per dare attuazione finalmente alla nostra Costituzione. Non è una riforma contro i magistrati, è una riforma a favore della giustizia. Quindi dividere i due CSM rende il giudice effettivamente terzo ed imparziale, come vuole la nostra Costituzione”.

Attualmente, in Italia, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono il medesimo percorso di carriera, potendo passare – seppur con limiti – dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa. La riforma, tra i tanti aspetti, propone una separazione netta delle carriere.

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