Cronaca

Carcere, invasione di scarafaggi: "Situazione folle, si vive in condizioni disumane"

La situazione del penitenziario di Cremona illustrata all'anno giudiziario dalla presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale

Maria Luisa Crotti, presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale
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Nel corso  della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario è intervenuta anche la cremasca Maria Luisa Crotti, presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale, che è tornata a parlare dei problemi che attanagliano il carcere di Cremona. “Gli anni sono passati, male cose sono solo peggiorate. Il 2025 è stato l’ennesimo anno nero per i detenuti: sovraffollamento ancora in aumento, così come i suicidi, gli atti di autolesionismo e i disturbi mentali. Il 2026 è ripartito da qui, ma tutto sembra restare come prima, senza nemmeno un lumino in fondo al tunnel”.

Il carcere di Cremona conta 605 detenuti contro una capienza regolamentare di 394 posti e un sovraffollamento del 141%. “Nel 2025”, ha ricordato Crotti, “abbiamo assistito al suicidio di quattro detenuti e di un educatore, e il 2026 è iniziato con un nuovo suicidio. Ma non basta. Le carceri di Cremona e Bergamo sono afflitte da ricorrenti invasioni di scarafaggi. I detenuti mangiano con le blatte nel piatto, fatto che rende ancora più invivibili e disumane le condizioni di vita dei carcerati”.

“A fronte di una situazione così folle”, ha aggiunto la presidente Crotti, “il sistema sta rendendo ancora più impermeabili le carceri, cancellando attività rieducative, precludendo i flussi benefici tra la società dentro le mura e quella fuori. Il tutto in presenza di una giustizia penale usata per colpire gli ultimi, chi sta ai margini e chi protesta, dentro come fuori.

Le aree comuni si sono trasformate in celle, le brande vengono aggiunte ovunque in totale promiscuità, senza docce, servizi, spazi per lo sport o per l’aria, in un quadro che ricorda la disposizione dei corpi sulle navi per la tratta degli schiavi“. “Il ministro”, ha spiegato Crotti, “dice che i problemi si risolveranno con l’educazione scolastica e il lavoro, omettendo però di spiegarci dove, in quali locali, con quale personale intenda procedere e di quali attività lavorative parli. Le percentuali di detenuti ammessi al lavoro sono minime: a Cremona, per esempio, lavorano a turno 82 persone”.

“E poi”, ha continuato Crotti, “c’è la tragica questione dei minori e dei giovani adulti che norme carcerocentriche hanno spinto in carcere a frotte, mandando in tilt un sistema minorile che era un’eccellenza. La fragilità e l’immaturità dei ragazzi li ha resi facile preda della criminalità, quando bastava unicamente accoglierli, sostenerli e proteggerli attraverso i servizi sociali, rete che è stata pressoché smantellata.

Quello a cui stiamo assistendo è la pervicace, cinica volontà politica di chiudere tutti dentro ‘buttando la chiave’, perchè è la soluzione più semplice, ma anche la meno economica e la più insensata”. Eppure soluzioni ci sarebbero“, ha concluso Crotti: “si chiamano depenalizzazione e selezione dei comportamenti da punire, revisione dei reati ostativi, amnistia, indulto, liberazione anticipata speciale, attività sociali, culturali ed educative, investimenti in Sert e centri di salute mentale”.

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