Cronaca

Origini, ricerche e restauri: la Soprintendenza "racconta" l'ex Chiesa di San Francesco

Convegno in Cattolica per presentare i dati delle ultime analisi diagnostiche sullo stabile di Piazza Giovanni XXIII. Presenti diversi relatori di settore

Il convegno nell'aula Magna dell'Università Cattolica di Cremona
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Un immobile situato nel cuore della città, nato come chiesa e convento francescano nel XIII secolo e successivamente annessodal 1777 al 1971 – al vicino Ospedale di Santa Maria della Pietà.
Da allora ha subito modifiche, trasformazioni e cambi di destinazione d’uso: fu impiegato perfino come magazzino, fino a cadere quasi in stato di abbandono, condizione in cui versa ancora oggi.

È l’ex chiesa di San Francesco, edificio al centro di un importante lavoro di ricerca promosso dalla Soprintendenza di Cremona, Mantova e Lodi insieme all’Università di Pavia e al Comune, con la collaborazione dell’Università IUAV di Venezia e la partecipazione del Politecnico di Milano.
Il progetto, finanziato anche con circa 150 mila euro dal Ministero della Cultura, ha analizzato la storia del complesso, ciò che è rimasto e ciò che invece è andato perduto nel corso dei secoli. I risultati sono stati presentati nell’aula magna del Campus Santa Monica dell’Università Cattolica, durante un convegno dedicato.

“I dati più interessanti nascono dall’intreccio tra le fonti archivistiche e la lettura diretta della fabbrica – spiega Laura Balboni, funzionario architetto della Soprintendenza –. L’osservazione ravvicinata dell’edificio consente infatti di individuare nuovi elementi relativi all’evoluzione della costruzione cinquecentesca, alla grande riforma di Faustino Rodi e agli interventi più recenti legati all’uso ospedaliero”.

Nel frattempo, l’ex chiesa ed ex ospedale è al centro di un progetto di riqualificazione promosso dall’amministrazione Virgilio, che punta a trasformare l’immobile in un hub dedicato ai giovani: un modo per tracciare un filo rosso tra passato, presente e futuro.

“Questa è un’occasione per far rivivere un patrimonio – aggiunge l’assessore cittadino alle Politiche Giovanili Luca Burgazzi –. Il progetto unisce buon senso e una visione chiara: restituire uno spazio alla comunità e dedicarlo, in particolare, alle nuove generazioni. Il patrimonio storico diventa così uno strumento per costruire il futuro”.
“Il punto di partenza – conclude Balboni – sono gli elementi valoriali che il luogo ancora custodisce e che abbiamo la responsabilità di trasmettere alle generazioni future. Una volta riconosciuti, è possibile incardinare su di essi il progetto di recupero”.

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