Processo scuola: per l’ex provveditore Fabio Molinari chiesti sette anni di reclusione
Novantuno i reati contestati all'ex dirigente che aveva lasciato il Provveditorato di Cremona nel luglio del 2021 dopo due anni di incarico. Il giudice di Sondrio deciderà a settembre
Sette anni di pena. Questa la richiesta del pubblico ministero di Sondrio Giulia Alberti per Fabio Molinari, 48 anni, di Lovere, ex provveditore agli studi di Cremona ed ex dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Sondrio accusato di 91 reati, tra cui concussione, induzione indebita, peculato e turbata libertà degli incanti. Molinari è a processo con il rito abbreviato.
Tutti reati sono uniti dal vincolo della continuazione, mentre tra le attenuanti generiche riconosciute ci sono l’incensuratezza e un quadro di fragilità psicologica, anche se, come sostenuto dal perito, l’infermità non ha inciso sulla sua capacità di intendere e di volere. Il giudice emetterà sentenza il 25 settembre.
Insieme a Molinari sono finite sotto accusa altre 33 persone, tra cui presidi, dirigenti scolastici e beneficiari di tirocini e borse di studio coinvolti nell’inchiesta per peculato e induzione indebita.
L’attività di indagine sull’ex dirigente, che aveva lasciato il Provveditorato di Cremona nel luglio del 2021 dopo due anni di incarico, aveva preso il via in seguito a tre esposti presentati nei primi mesi del 2022.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbero reiterate ingerenze di Molinari nelle assunzioni del personale docente da parte dei presidi attraverso la cosiddetta “messa a disposizione”, e l’utilizzo di fondi pubblici per l’acquisto di beni per fini estranei a quelli istituzionali, o addirittura per saldare debiti per spese personali. Inoltre, gli sono contestati rapporti con diversi giovani a cui avrebbe promesso e fatto attribuire in maniera illecita incarichi di docenza, borse di studio, stage e tirocini nelle scuole della provincia. Secondo le accuse, Molinari avrebbe fatto ottenere loro gli incarichi attraverso bandi predisposti ad hoc, per poi chiedere di versare parte di quanto guadagnato ad una associazione culturale a lui riferibile.
Negli esposti presentati alle Procure di Sondrio, Cremona e alla Corte dei Conti, si faceva riferimento ai fondi del ministero utilizzati per altri scopi rispetto a quelli per cui erano stati stanziati: l’acquisto di felpe, vino, materiale fotografico, un drone, un pianoforte da 2.000 euro.
Lo scorso 22 aprile, Molinari aveva reso dichiarazioni spontanee. Aveva ammesso i propri errori, sostenendo al contempo di soffrire di disturbi psichiatrici non adeguatamente gestiti negli anni. L’ex dirigente aveva poi detto di non aver mai agito con dolo.
Il 48enne era stato sottoposto ad una perizia psichiatrica affidata alla dottoressa Rossana Eugenia Botti di Seregno, secondo cui all’epoca dei fatti Molinari aveva capacità di intendere e di volere, nonostante i disturbi patologici della personalità riscontrati. In sostanza sarebbe affetto da un “disturbo narcisistico, tale da aver assunto, nel corso degli anni, i contorni di una patologia”.