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Vertice antiterrorismo,
si punta sul potenziamento
dell'attività di intelligence

Il tavolo prima del vertice (foto Sessa)

In un vertice antiterrorismo che si è tenuto giovedì mattina in Prefettura, alla presenza del procuratore generale del distretto giudiziario e delle forze dell’ordine, c’è stato un confronto con le esperienze di investigazione dei territori vicini e sono state delineate nuove linee guida per potenziare ulteriormente l’attività di intelligence, condivisa, finalizzata a contrastare il pericolo jihad. Dei dettagli non è filtrato nulla. Questione troppo delicata. Ma una volta ancora è stato ribadito l’impegno di carattere preventivo. In poche parole, gli investigatori stanno lavorando, e lavoreranno, per monitorare ogni situazione in grado di generare possibili sospetti.

“Nessun allarme specifico, ma l’attenzione è massima ed è bene che i cittadini tengano gli occhi aperti e non si girino dall’altra parte in caso di situazioni opache”. Chi parla è il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso. E’ giunto a Cremona attorno a mezzogiorno. Si è confrontato con le autorità locali attorno al tavolo della sala riunioni della Prefettura. Porte chiuse. Ha incontrato il questore Gaetano Bonaccorso, i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza Cesare Lenti e Antonino Costa, il dirigente della Digos Angelo Lonardo, il procuratore locale Roberto di Martino e il prefetto Paola Picciafuochi.

Vertice

Il prefetto Picciafuochi e il procuratore generale del distretto Dell’Osso (foto Sessa)

“La questione jihadismo nel distretto giudiziario (che ha sede a Brescia e comprende, oltre Cremona, Mantova e Bergamo, ndr) non è trascurabile visti i precedenti, che, come noto, riguardano anche il territorio cremonese”, ha dichiarato Dell’Osso prima di iniziare la riunione. Ha ricordato le recenti operazioni della Dda di Brescia in tema di terrorismo islamico. E ha parlato dell’insidia maggiore di questi tempi: “La jihad per come è interpretata negli ultimi anni si basa soprattutto su azioni kamikaze di soggetti che cercano la bella morte nella guerra santa. Gente che, tutto sommato, per dirla in termini un po’ metaforici, esce la mattina per fare attività terroristica con la speranza e il desiderio di cenare la sera con Allah e Maometto”.

“Allarmarsi è inutile e fuori luogo – è andato avanti, prima di dare il via al vertice -. Ma i cittadini tengano gli occhi aperti. C’è da aggiungere che ci sono gli anticorpi e le capacità di individuare situazioni sospette. L’intelligence è al lavoro, l’attenzione è massima e la vigilanza è massima. Evitare allarmismi. Solo, tenere presente che c’è una minaccia generale. E che nel territorio si possono individuare eventuali soggetti celati”.

Qualche parola anche al termine dell’incontro, durato un paio d’ore: “E’ emerso un quadro di possibili applicazioni immediate di intelligence mirata. L’obiettivo è la prevenzione. Sul territorio cremonese non mi pare ci siano ghetti, incubatori di jihadismo, come in Francia o in Belgio”. Non c’è, quindi, un’area territoriale specifica da tenere sotto controllo. L’attività di intelligence è fondamentale.

Michele Ferro

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