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Manuela uccisa da taglio alla
carotide: Pasini occultò corpo
il 30 e poi tornò a controllare

Manuela Bailo, la 35enne di Nave scomparsa il 28 luglio scorso e trovata cadavere lunedì nelle campagne di Azzanello, non è morta in seguito ad una caduta dalle scale, ma è stata accoltellata. Questa la prima, importante novità annunciata in tarda mattinata in procura a Brescia in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore capo Tommaso Buonanno, il sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi e tutti i vertici degli inquirenti che hanno seguito il caso.

L’esame autoptico ha rinvenuto sul collo della vittima un taglio profondo che ha reciso l’arteria carotidea destra. Questa, per i medici legali, è stata la causa del decesso della donna. Sul cranio di Manuela sono state trovate altre ferite non mortali ma che comunque non sarebbero compatibili con una caduta dalle scale, così come raccontato da Fabrizio Pasini, il 48enne bresciano reo confesso che resta in carcere con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Per uccidere Manuela, Pasini, che con la collega di lavoro aveva una relazione sin dal gennaio del 2016, avrebbe quindi utilizzato un’arma bianca che però finora non è stata ritrovata.

Chiariti in conferenza stampa anche i tempi: Manuela è stata uccisa tra le 4 e le 6 del mattino del 29 luglio nell’abitazione dei genitori di lui a Ospitaletto dove i due si erano visti dopo essere stati al lago, dopodiché Pasini ha aspettato 24 ore e poi, verso le 11 del mattino del 30 luglio, ha caricato il corpo della 35enne sulla sua Mitsubishi Asx intestata alla moglie e l’ha scaricato in un fosso nelle vicinanze della cascina adibita a ricovero macchinari appena fuori dal paese di Azzanello. Lo hanno inquadrato le telecamere dei varchi, così come è stato ripreso il primo agosto successivo. Per gli inquirenti, Pasini sarebbe tornato sul luogo dell’occultamento per un controllo. Poi il 2 agosto è partito per la vacanza in Sardegna con la moglie e i due figli adolescenti. Per tutto il corso del suo soggiorno, l’uomo, già sospettato, è stato monitorato, fino al suo rientro, quando davanti alla porta della sua abitazione ha trovato ad attenderlo i carabinieri.

Pasini ha sostenuto la tesi dell’incidente dicendo di non essere stato più in grado di ragionare, ma per gli investigatori avrebbe fatto tutto con estrema lucidità. Ad incastrarlo, i tracciati telefonici del suo cellulare e di quelli della vittima, che li danno insieme dalla sera del 28 luglio, le telecamere di videosorveglianza comunali e i varchi delle telecamere installati in territorio cremonese.

A familiari, parenti, amici e colleghi, nei giorni seguenti il delitto, Pasini aveva inviato messaggi per far credere che Manuela fosse ancora in vita. La sera del 19 agosto, al rientro dalle ferie, ai carabinieri l’uomo aveva raccontato la sua versione dei fatti, che poi sarà smentita, rivelando il luogo dove aveva nascosto il corpo. Tra l’altro, come è stato sottolineato in conferenza stampa, la cascina di Azzanello e le zone circostanti erano già state inserite in un piano di controllo e ricerca già autorizzato dal magistrato e programmato per i giorni seguenti. Gli investigatori già sapevano che quella zona era ben conosciuta da Pasini, la cui presenza era stata accertata nelle settimane precedenti in quanto l’uomo era solito praticare l’attività di softair, il tiro tattico sportivo.

Sara Pizzorni

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