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Maschio, 3 mln annui di perdite
Cambio destinazione potrebbe
non salvare posti di lavoro

Da quando Maschio ha acquisito la proprietà dell’azienda ex Feraboli, le perdite annue sono state nell’ordine dei 3 milioni annui. Lo ha spiegato oggi nella commissione congiunta Lavoro- Territorio la vicesindaco Maura Ruggeri nel ripercorrere la vicenda dei rapporti tra Amministrazione e il privato. Erano stati avviati nel 2016, inizialmente l’azienda aveva prospettato un cambio d’uso dell’area per salvare 50 posti di lavoro potenziando l’attività con il trasferimento in un nuovo sito a Pozzaglio, ma poi, nell’ultimo incontro, era emersa la drammaticità della situazione finanziaria che metteva comunque a rischio quei 50 posti di lavoro. “Ci è stato detto – ha riferito Ruggeri – che le possibilità di riassorbimento delle 50 persone, indipendentemente dal trasferimento, sarebbero state legate a un utilizzo da parte di Obi (la multinazionale del bricolage interessata ad insediarsi nell’area commerciale, ma solo in un contesto di grande distribuzione, ndr) cosa che a noi è parsa subito troppo aleatoria”.

Ma l’amministrazione non ha mai considerato chiusa la partita, nonostante il brusco cambio di prospettiva, da questione urbanistica a questione sociale: proprio per trovare soluzioni alternative, il Comune ha ottenuto un incontro tecnico in Regione in cui si è vagliata la possibilità di stipulare un accordo di programma tra più soggetti, pubblici e privato. Ma questa formula richiede la sussistenza della pubblica utilità, che  in questo caso non sarebbe stata ravvisata. Inoltre, ha riferito Ruggeri, “la Regione ci ha posto davanti al serio rischio che un cambio di destinazione d’uso potrebbe configurarsi come aiuto di Stato”. La trasformazione da produttiva a commerciale porterebbe a quadruplicare il valore dell’area, 36mila mq al confine con l’ex Armaguerra dove pure sorgerà un parco commercial con due medie distribuzioni, un ristorante e un edificio direzionale.

Il Comune dunque in questa fase attende l’esito della trattativa tra la società Maschio Fienagione e i sindacati, lasciando aperta la porta – ha detto il capogruppo Pd Rodolfo Bona – a soluzioni che siano configurate da un ampio ventaglio di soggetti. Sicuramente però servirà un piano industriale serio per continuare a ragionare sul futuro di quell’area: senza garanzie di un sicuro riassorbimento della mano d’opera il Comune non sarà disposto a cambi d’uso. D’accordo con la linea della maggioranza il consigliere d’opposizione Luigi Amore (“L’azienda faccia una proposta seria, poi se ne discuterà; dubito molto che se non ci sono i soldi per adeguare il sito produttivo di Cremona, ce ne siano per Pozzaglio, dove pure devono essere fatti dei lavori”) mentre è molto critico Federico Fasani, che ha parlato di mancanza di coraggio e di progettualità dell’amministrazione: “Avete posto un niet ideologico proprio su quest’area mentre a pochi passi c’è un centro commerciale di oltre 50mila mq e  avete autorizzato medie superfici dovunque. Io non voglio nuovi supermercati, ma quella è un’area complessa, la porta della città, e il suo futuro andava affrontato da subito in un’ottica più ampia”.

Dura la risposta dell’assessore all’Area Vasta Andrea Virgilio: “E’ una questione complicata perchè riguarda il destino di decine di famiglie. Qui viene prima il problema sociale, poi quello urbanistico. Fino al deposito di richiesta di variante al Pgt, non abbiamo mai avuto nulla di concreto su cui ragionare, la stessa area di Pozzaglio ipotizzata alla fine, è arrivata dopo una serie di altre ipotesi. Ribadisco che la vicenda non si è chiusa con l’adozione del Pgt, l’idea dell’accordo di programma o di altri strumenti c’era da subito, ma di fronte alla possibile fuoriuscita di 50 persone abbiamo detto ‘alt’, aspettiamo di vedere gli esiti del dialogo società – sindacati”.

Il problema era esploso il 9 novembre scorso quando gli operai avevano scioperato contro l’ipotesi di un taglio dei 50 posti di lavoro, un terzo dei dipendenti, anche se secondo indiscrezioni il numero dei lavoratori a rischio sarebbe anche superiore, arrivando a sfiorare la metà. Di fatto, in ogni caso, l’azienda non ha mai quantificato concretamente gli esuberi, secondo quanto hanno denunciato i sindacati al termine dell’incontro tra le sigle sindacali e la stessa Maschio dello scorso 12 novembre. Inizialmente, tuttavia, sembrava che il cambio di destinazione d’uso (da produttivo a commerciale) con il conseguente spostamento nell’area dell’ex Vivi Bike di Pozzaglio potesse evitare i licenziamenti, mentre successivamente l’azienda ha fatto sapere che i posti di lavoro considerati in esubero sarebbero stati riassorbiti dall’attività commerciale subentrante (Obi l’ipotesi più probabile). Ora pare che il destino dei dipendenti sia segnato, anche perché, come detto, dal Comune non arriveranno aperture se non verranno fornite garanzie più specifiche circa l’occupazione, così come non sono ancora stati sottoscritti impegni con chi dovrebbe insediarsi nell’area attualmente occupato dal gruppo Maschio-Gaspardo.

g.b. – m.-t.

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