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Confesercenti: 'Comune
non ceda a richiesta Maschio'
Chiesto tavolo con parti sociali

Confesercenti Lombardia Orientale torna a chiedere all’amministrazione comunale di non assecondare la richiesta della società Maschio Fienagione di concedere il cambio di destinazione d’uso dell’area occupata dallo stabilimento, 36mila mq in fregio alla tangenziale. Il presidente della sede cremonese dell’associazione di categoria, Agostino Boschiroli, considera drammatico lo scenario attuale: “Da un lato la salvaguardia dei livelli occupazionali di un’azienda in grave difficoltà, dall’altro una ipotetica soluzione a questa crisi che potrebbe costare altri posti di lavoro in un settore, quello commerciale, già in grave difficoltà”. Il Pgt, da poco adottato, ha già rifiutato la richiesta, aprendo però alla possibilità di ulteriori approfondimenti.

“Senza voler entrare nelle dinamiche – continua Boschiroli –  che hanno spinto la proprietà a richiedere il cambio d’uso dell’area trasformandola da produttiva a commerciale, desidero fare riflettere gli amministratori locali e chi siede in consiglio comunale sugli scranni dell’opposizione sui recenti dati dell’Osservatorio Regionale del Commercio che evidenziano come nella città di Cremona si siano perse in 12 mesi 70 attività. Numeri che da soli devono far riflettere in maniera molto forte chi ci governa visto che per ogni attività di vicinato che chiude, si perdono mediamente 2/3 posti di lavoro, spariscono servizi di vicinato fondamentali a discapito della stessa sicurezza essendo le attività anche presidi di controllo del territorio, si de- prezzano gli edifici e complessivamente si innesca un depauperamento socio-economico del territorio”.

Il tema di una nuova superficie di grande distribuzione era stato affrontato lunedì scorso, nella commissione Lavoro – Territorio in Comune, con un acceso confronto tra il consigliere Federico Fasani (che accusa il comune di aver ‘fallito’ nella contrattazione con l’azienda) e l’assessore all’area Vasta Andrea Virgilio: “La richiesta urbanistica che ci è stata fatta non è fine a se stessa, ma funzionale ad altro”, aveva detto. “La questione sociale, dopo l’annuncio di un esubero di 50 persone, a questo punto viene prima di quella urbanistica”. Nell’ambito della discussione era intervenuto anche il capogruppo Pd Rodolfo Bona: “Un giorno sì e un altro no i giornali scrivono di un eccesso di medie e grandi distribuzione a Cremona. C’è qualcuno qui, che sia disposto a dire di sì a una nuova grande distribuzione senza chiedere garanzie? Il no dell’amministrazione alla richiesta di trasformazione urbanistica è stato motivato dall’assenza di un piano industriale”. E ha concluso invitando Fasani a presentare un ordine del giorno in Consiglio per chiedere una variante al Pgt che autorizzi una nuova superficie di grande distribuzione sull’area Maschio.

E’ in questo contesto che si inserisce la presa di posizione di Confesercenti Lombardia Orientale: “Non possiamo tacere la nostra posizione negativa sulla possibilità di rendere commerciale un’area che è posizionata alle porte della città, in una zona già ampiamente caratterizzata da grandi strutture di vendita ed interessata ad imminenti nuove costruzioni di medie dimensioni. Cremona è una città con un altissimo rapporto abitanti/mq di grandi strutture di vendita. E’ circondata da centri commerciali e supermercati, non crediamo ne servano altri. Siamo convinti che la difesa di tutti i posti di lavoro e la salvaguardia dell’equilibrio commerciale siano obiettivi che possono essere raggiunti in altro modo”.

“Per questo chiediamo il coinvolgimento rapido attorno allo stesso tavolo di tutte le parti sociali – conclude Boschiroli – Ci appelliamo al buon senso dell’amministrazione con l’unico obiettivo di affrontare seriamente questa difficile partita, che però non deve diventare l’ennesimo pretesto di una battaglia da campagna elettorale, evitando speculazioni sulla pelle dei lavoratori di tutti i settori. Non si può più sbagliare: la storia degli ultimi 20 anni dei vari PGT deve insegnare. Siamo disponibili al confronto, ma non siamo più disposti a perdonare altre decisioni sconsiderate, folli, irragionevoli e che in prospettiva potrebbe condizionare negativamente i prossimi anni dell’economia locale”. g.biagi

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