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Delitto Bailo: autopsia conferma
sgozzamento, ma sui coltelli
non c'è traccia di sangue

Mentre si avviano alla conclusione le indagini sulla morte di Manuela Bailo, trovata cadavere in una cascina di Azzanello lo scorso 20 agosto 2018, ancora molte sono le domande a cui rispondere. Se infatti la relazione che il Ris di Parma ha depositato in Procura nelle scorse settimane sembrano confermare l’ipotesi accusatoria nei confronti dell’amante, l’ex sindacalista della Uil Fabrizio Pasini, ossia lo sgozzamento della donna, ancora è da individuare l’arma con cui la donna sarebbe stata uccisa. Gli esami fatti dai Ris di Parma sui quattro coltelli sequestrati all’uomo, infatti, rivela Brescia Oggi, hanno dato un esito negativo.

In particolare, su un coltello a serramanico trovata nell’auto che Pasini avrebbe utilizzato per trasportare il cadavere ad Azzanello erano state isolate due piccole tracce rossastre, ma il confronto con il Dna della vittima non ha confermato alcuna corrispondenza.

Manuela Bailo è dunque morta nella notte del 29 luglio, secondo gli investigatori sgozzata dall’amante, ma l’arma del delitto, elemento essenziale, non è ancora stata rinvenuta. Secondo l’autopsia, la gola della donna era attraversata da tre tagli trasversali, che le tranciavano la carotide. Per il Pm Francesco Milanesi, quelli sono il segno dello sgozzamento. Secondo invece la difesa dell’indagato, l’avvocato Pierpaolo Pettenadu, sarebbero soltanto frutto dell’azioni di animali che avrebbero infierito sul corpo della vittima già morta, nascosta in una vasca di liquami. La tesi della difesa vuole avvalorare la versione di Pasini, che ha sempre raccontato di una caduta accidentale dalle scale di Manuela, durante una lite.

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