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Cremona.dissing, interviene
Galimberti: 'Episodio che
deve interrogarci tutti'

E’ intervenuto anche il sindaco Gianluca Galimberti sulla vicenda di Cremona.dissing che sta scuotendo la città: “Una notizia brutta per la nostra città. Episodi che non sono tollerabili e che ci devono interrogare tutti, come cittadini, come amministratori, come genitori, come educatori. Grazie ai carabinieri che hanno portato alla luce questo fenomeno e individuato i responsabili e a quanti hanno collaborato con le forze dell’ordine”.

“Il tema – ha concluso il sindaco, chiamato in causa un paio di mesi fa anche dalla lettera di un papà a Cremonaoggi – di avvicinare e accompagnare i giovanissimi, spesso quelli più fragili e complessi, della nostra città è importante ed urgente. Anche per questo lavoreremo per creare, in sinergia con realtà del privato sociale che già si occupano dei nostri ragazzi, una rete per intercettare, approfondire e affrontare come sistema esigenze e problematiche che riguardano minori e giovani, anche incontrandoli nei luoghi di aggregazione spontanea (parchi, piazze, locali, centri commerciali). Per una Cremona più sicura per i giovani e con i giovani”.

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Commenti
  • Mara Sperlari

    Cremona, le chat della baby gang
    L’episodio che si è verificato ieri, con l’ennesima aggressione ad opera di un gruppo di giovanissimi, mi lascia con un profondo senso di amarezza perchè la provocazione e la violenza non fanno parte del DNA di Cremona e dei suoi cittadini e nessuno deve sentirsi in diritto di macchiare la reputazione e l’immagine della nostra città.
    una trentina di giovani, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ha imperversato per mesi, prendendo di mira giovanissimi e scatenando decine di episodi di violenza, con un modus operandi già prestabilito, ma alquanto sconcertante.
    È innegabile che il mondo virtuale dei social abbia inglobato parte della popolazione mondiale, dagli adolescenti agli adulti più giovani, che utilizzano ormai questi mezzi di comunicazione quotidianamente, ormai si fa uso di questi mezzi nei modi più disparati: le aziende si fanno pubblicità, alcuni professori postano i compiti e lezioni online, sono utilizzati per organizzare eventi e sono numerosissimi i siti specializzati in qualsiasi campo.
    Sul piatto della bilancia, in effetti, sono davvero tanti gli aspetti positivi di questi strumenti. C’è però un ma, dato soprattutto, a mio avviso, dal modo in cui questi si utilizzano: purtroppo in molti casi l’assuefazione ad alcuni social come Facebook, Twitter o Instagram, per citarne alcuni, arriva a livelli tali che riconoscere il vero dal virtuale diventa quasi una impresa titanica.
    In effetti, accanto ai lati positivi ci sono quelli negativi, se non deleteri: i social offrono sì l’opportunità di farsi nuovi amici facilmente, ma queste relazioni sono senza dubbio molto superficiali; in più c’è il fatto che stare sempre connessi è una gran perdita di tempo e invece di uscire e relazionarsi con il mondo, questo mondo virtuale è a portata di mano, il che rende tutto asettico.
    Deplorevole esperire violenza al solo scopo di divertirsi, forse di sfuggire dalla noia: nella città di Cremona, una baby gang composta da veri e propri “bulli social” che venivano ingaggiati dalla provocazione verbale di uno della banda nei confronti della vittima designata, con una reazione da parte di quest’ultima, anche solo verbale e quindi scatta la vendetta, un attacco di gruppo a suon di pugni.
    Si tratta di comportamenti e gesti che, in qualità di cittadina, condanno con forza e ritengo doveroso non tollerare in alcun modo; in qualità di madre di due adolescenti, ormai ventenni , e docente di alunni, di pari età al gruppo menzionato, presso un cittadino istituto professionale. Quanto accaduto, mi e ci spinge a riflettere sulla direzione che sta prendendo la società di oggi e in particolare i nostri giovani….
    Come cittadino e ancor più come genitore , sono convinta che debba arrivare una risposta univoca da parte dell’intera società: dalle famiglie, che sono chiamate per prime ad avere la responsabilità nell’educazione e nella formazione, le quali devono essere affiancate e sostenute dalla scuola, dalle parrocchie e da tutti quei soggetti che, a vario titolo, entrano in contatto con le nuove generazioni. Quella dei social è stata a tutti gli effetti una vera e propria rivoluzione, basta avere la connessione a Internet per parlare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, discutere o semplicemente tenersi in contatto. Senza contare poi la dipendenza dai social: molte persone non riescono proprio a farne a meno e sentono la necessità di postare tutto, foto, pensieri e parole, senza capire che ci si mette a nudo in un posto virtuale dal quale poi, se si vuole staccare la spina, è difficile distaccarsi. Quello che si pubblica non sparisce. Sensibile è la problematica legata a questo aspetto dal punto di vista della privacy? Siamo davvero consapevoli di quello che facciamo e che questo lede la nostra vita privata? È un dibattito molto aperto e in molti, sociologi e studiosi, discutono sulla pericolosità dell’assenza della privacy nei social.
    Questo aspetto è importante perché ormai si chatta, ma non si comunica personalmente, aspetto che , a mio avviso deve lanciare un campanello d’allarme proprio perchè legato alla mistificazione della realtà: alcuni infatti, perdono il senso del reale, e, sempre connessi, si distaccano dal mondo, non partecipano alla vita comunitaria, pensando che in quel mondo irreale ci sia tutto quello di cui hanno bisogno.
    Ed è apparentemente così: puoi chattare, parlare con tutti, ma non puoi farlo veramente, non puoi avere un contatto, cosa che nella comunicazione è essenziale e prioritario.
    Guardia alta e cattiveria, come in un match di pugilato vero e proprio, poi botte da orbi. Il rumore dei pugni in faccia, le urla di incitamento di chi assiste alla scena: tutti ragazzetti tra i 14 e i 18 anni, come quelli che se le stanno dando. Ma non siamo attorno a un ring perchè queste sfide, del tutto «fuorilegge», avvengono nelle vie centrali di Cremona.
    Infine, un ultimo aspetto, quello dell’informazione. È vero che grazie ai social e a Internet in generale, il passaggio di notizie è più immediato e a differenza del passato, tutti possono reperire informazioni in tempi brevissimi, ma bisogna sempre considerare il tipo di notizia, il modo in cui viene recepita, spesso in maniera superficiale, non prestando caso alle fonti da cui proviene. Il dibattito è davvero aperto, d’altronde l’avvento di questi nuovi media è recente e ancora bisogna capire come usarli in modo che giovino o non rechino danno alle nostre vite.
    A fronte di questi episodi deve esserci una rete comune e tutti, famiglie e istituzioni, devono lavorare per formare le generazioni future ai valori del rispetto per gli altri, al rispetto delle regole. Non possiamo pensare di mollare la presa, al contrario, dobbiamo dimostrare di essere all’altezza del compito al quale siamo chiamati, ciascuno per la “propria parte”.
    Ciò che succede nelle vie del centro è ben illustrato dai video messi ieri online da «La Provincia», nostro quotidiano locale. Le scene ricordano «Fight Club», il film cult sui combattimenti clandestini. A Cremona, nella nostra città,
    però è tutto all’aperto, tra piazza Marconi e via Palestro, nei pressi tra il Duomo e il Palazzo Comunale.
    Al proposito, si vedano un paio di tali «incontri»: gli sfidanti si affrontano circondati da spettatori che gridano e ridacchiano, avvicinandosi e allontanandosi dai due in lotta, che intanto si picchiano davanti a un terzo ragazzetto, chiamato a fare le veci dell’arbitro. Pugni in faccia, calci. A un tratto, i due combattenti carambolano sul selciato tirandosi per le magliette e i pantaloni da ginnastica.
    Il primo di questi combattimenti convocati online pare sia esploso tre mesi fa, forse dopo una lite. Ma poi le dimensioni del fenomeno, si è allargato come in altre città a noi limitrofi. Ma non è che, dietro questi ripetuti incontri, ci siano anche le scommesse?
    Mara Sperlari,
    mamma e insegnante Scuole Superiori

  • Marengon

    “Episodi che non sono tollerabili e che ci devono interrogare tutti, come cittadini, come amministratori, come genitori, come educatori…”: il sindaco di Milano condannato a sei mesi ma che rimane al suo posto. Pagherà 45 mila euro di multa, guadagnandone 9 mila lordi al mese… L’ex presidente di Regione Lombardia è in carcere. Soldi. E chi non ha soldi? Si impone con la violenza. Dunque quale interrogativo e quale riflessione vorrebbe proporci caro Sindaco? Dal mio punto di vista la corrente del fiume ha cambiato corso e diventerà sempre più complicato spiegare alle nuove generazioni che studiare, applicarsi, fare il proprio dovere e al meglio è cosa buona e giusta. L’unico metro di paragone che i giovani hanno oggi (smartphone a parte) è il binomio soldi-potere indipendentemente dalle proprie virtù/capacità/sapere e lo imparano ogni giorno dai comportamenti che vedono, proprio da chi dovrebbe dare loro l’esempio. La politica ne da già ottimo esempio. Spieghi Lei ad un giovane quanto guadagna un professore della scuola pubblica e provi a convincerlo che è meglio studiare piuttosto che fare il calciatore o la velina, la fashion blogger o semplicemente il tesoriere di un partito o il portaborse di un politico che prima o poi diventerà sottosegretario da qualche parte o addirittura Ministro senza avere, non dico i titoli, ma a volte neppure l’idea della funzione che andrà ad esercitare? La violenza non è certamente una risposta ma dopo le riflessioni rimane la realtà di chi non ha altri mezzi per farsi notare o per ottenere un “like”. Una realtà triste, nuda e cruda. Una realtà fatta da una parte di gente onesta che quotidianamente legge sui giornali di ruberie più o meno condonate, e che dopo aver costruito con fatica e lavoro questo Paese prende meno di mille euro al mese di pensione e che spesso per dignità non chiede aiuto. E poi ci sono i giovani che, a modo loro, sbagliando, cercano di affermarsi o sopraffare gli altri per non soccombere. Come nella savana. O nella politica. Un quadro desolante che ci sta davanti anche se non vogliamo vederlo, chiusi nelle Università o semplicemente alle Canottieri. Cremona.ipsedixit

    • Mara Sperlari

      citando quanto riportato da Marengon CHIEDO DI DARNE SPIEGAZIONE :
      ” il sindaco di Milano condannato a sei mesi ma che rimane al suo posto. Pagherà 45 mila euro di multa, guadagnandone 9 mila lordi al mese… L’ex presidente di Regione Lombardia è in carcere. Soldi. E chi non ha soldi? Si impone con la violenza. Dunque quale interrogativo e quale riflessione vorrebbe proporci caro Sindaco? Dal mio punto di vista la corrente del fiume ha cambiato corso e diventerà sempre più complicato spiegare alle nuove generazioni che studiare, applicarsi, fare il proprio dovere e al meglio è cosa buona e giusta. L’unico metro di paragone che i giovani hanno oggi (smartphone a parte) è il binomio soldi-potere indipendentemente dalle proprie virtù/capacità/sapere e lo imparano ogni giorno dai comportamenti che vedono, proprio da chi dovrebbe dare loro l’esempio. La politica ne da già ottimo esempio. Spieghi Lei ad un giovane quanto guadagna un professore della scuola pubblica e provi a convincerlo che è meglio studiare piuttosto che fare il calciatore o la velina, la fashion blogger o semplicemente il tesoriere di un partito o il portaborse di un politico che prima o poi diventerà sottosegretario da qualche parte o addirittura Ministro senza avere, non dico i titoli, ma a volte neppure l’idea della funzione che andrà ad esercitare? ” […]

      Il Sindaco, aprendo il dibattito, ha dato modo a TUTTI di parlare ed esprimere il proprio pensiero INERENTE AL TEMA PROPOSTO ….. ahimè, hai scritto 10 righe alquanto personali e molto fuorvianti…..
      Non ridurrei le nuove generazioni a GIOVANI CHE NON VOGLIONO VEDERE tanto da chiudersi in Università o alle Canottieri…. perchè incapaci di vedere….
      ms

      • Marengon

        Gentile signora Sperlari,
        condivido le Sue preoccupazioni.
        Stiamo forse attraversando il periodo peggiore della nostra “evoluzione societaria”. I casi di Cremona sono numericamente ancora limitati (per fortuna!) ma guardandoci attorno le cronache sono impietose: ricorda i fenomeni di free party o rave party (anche vicino… Monticelli, Soncino, Vescovato) ormai approdati anche alla Sapienza di Roma?
        Senza considerare il tifo calcistico che vede tutte le domeniche impiegate le Forze dell’Ordine in tenuta anti-sommossa? O manifestazioni come quella cremonese del 2015 con i noti scontri dei black bloc? La Città era sconcertata e lo era anche il nostro Sindaco. E poi? Cosa è successo? Nulla…
        Cosa può fare la politica, a parte coniare nuovi slogan (Per una Cremona più sicura per i giovani e con i giovani) e rimandare ad altri le proprie prerogative?Galimberti: ‘Episodio che deve interrogarci tutti’.
        Ho colto solo l’invito.

    • Giamburrasca19

      Scusi ma credo che Lei dimentichi il ruolo fondamentale della famiglia per dare significato e riempire di valori la vita dei figli .
      La famiglia ha il compito di monitorare e intervenire per correggere comportamenti pericolosi e non si può demandare il tutto ad altri ma occorre lavorare in sinergia con la scuola , le.altre famiglie e lottare( cosa che molti rinunciano a fare per paura di quello che potrebbe succedere)
      Poi i comportamenti deviati sono quasi sempre opera del gruppo o della mancanza del ruolo genitoriale e qui devono intervenire le figure preposte.
      Saluti.

      • mirko ansaldi

        Questa é la futura classe dirigente,operaia e ecc ecc della nostra povera Italia.Siamo spacciati tra un ventennio ne pagheremo le conseguenze,pensare che i nostri nonni hanno combattuto per dare la liberta a questi personaggi mi viene il vomito.R.I.P Italia.

        • Gemelli

          Ha perfettamente ragione…poche frasi che dicono tutto.

  • Camillo Frangipane

    Un tempo c’era molto meno benessere e il mondo era pieno di ingiustizie come adesso, ma la famiglia, la scuola e le altre istituzioni sapevano individuare e sanzionare per tempo i comportamenti negativi. Oggi tutto viene permesso, e quando succede il peggio si evocano le colpe della società e si propongono fumosi interventi di assistenti sociali e psicologi. Non per nulla le società orientali, dominate dalla disciplina e dal culto del lavoro, stanno prevalendo.

  • Sbirulino19

    Ci sono esempi recenti nei quali una persona viola le leggi e poi diventa un eroina, con queste vicende che insegnamento vogliamo dare a questi personaggi?

    • Telafó Giovanni

      Il top del bullismo nostrano è il felpato…altro che eroine che violano la legge! Saluti dai marò!

      • Sbirulino19

        Proprio sicuro che il bullismo in questione sia nostrano e non di importazione? Come quelli che arrivano e fanno quel cavolo che vogliono anche questi si sentono in diritto di fare lo stesso. Salutami a sorata!

        • Telafó Giovanni

          Come mi piacerebbe avere le granitiche sicurezze che ha lei…vivrei sicuramente meglio questi anni bui.

          • Sbirulino19

            Basta avere info di prima mano e non quello che ti vogliono dire o far credere.

          • Telafó Giovanni

            Allora è vero…non cielo dicono!

          • Sbirulino19

            Il cielo è blu sopra i marò.