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Benini, il cremonese 'padre'
dell'Istat con il pallino di
Dante e anticipatore dell'Euro

di Marco Bragazzi

Percorrendo viale Concordia e immettendosi in via Giuseppina si può trovare, seguendo la direzione centro città, una piccola strada che finisce in una altrettanto piccola area verde con qualche albero in grado di offrire un minimo di ristoro ombreggiato alla canicola estiva. Quel piccolo tratto di strada collegato ad una altrettanto piccola oasi protetta da una siepe risulta incastonata in un dedalo di piccole strade ben seguite da palazzi e parcheggi con varie attività commerciali e un silenzio rilassante. Il largo, perché così si chiama il peduncolo che collega via Giuseppina al piccolo parco, è dedicato a Rodolfo Benini, cittadino cremonese che, nella toponomastica urbana, non è paragonabile a Corso Vittorio Emanuele o a Corso Garibaldi, ma che ha influenzato la vita di tutti gli italiani o la percezione che essi possono avere del mondo e di ciò che li circonda.

L’11 giugno 1862 nasceva in città da una famiglia benestante Rodolfo Benini il quale, fin dai tempi liceali, dimostrò una enorme passione per i numeri e per lo studio degli stessi tanto che, a soli 16 anni, cominciò a pubblicare i primi scritti legati alla statistica e ai numeri come strumento per risolvere varie tematiche. Dopo la laurea in Giurisprudenza comincia la vera carriera di Benini, sempre più attratto dalla statistica e lontano da quella attività forense che i suoi studi potevano consigliare, il suo talento è unico tanto da ricevere varie cattedre d’insegnamento fin da neolaureato prima a Bari, Pavia, poi dalla Università Bocconi per arrivare alla Università di Roma nel 1918, diverse cattedre ma tutte collegate da un filo comune, la statistica, vista come strumento per lo studio della economia, delle scienze sociali o della demografia ma non solo.

Benini è considerato, insieme a Corrado Gini, il padre dell’Istat, ovvero l’istituto nazionale di statistica fondato nel 1926 volto a raccogliere ed analizzare i dati e numeri della vita quotidiana italiana. Oggi, a volte inconsciamente oppure consapevolmente, molte nostre azioni, le nostre scelte, le scelte fatte da Governi o Enti privati e pubblici passano prima dalla lettura dei dati forniti dall’Istat, lettura alla quale Benini partecipò organizzando non solo la raccolta dei numeri ma soprattutto impostando il metodo per leggere i dati riguardanti l’economia o la vita sociale degli italiani. Un numero andava letto e analizzato in un contesto specifico, senza quest’ultimo era un semplice valore che non poteva offrire ulteriori informazioni. Quello di Benini fu un cambiamento storico, il paese veniva visto con dati aggregati dai più disparati gruppi di appartenenza, fermo restando il concetto base dello sviluppo economico e della analisi sociale e demografica italiana. Da quel momento la politica nazionale doveva attingere alle analisi dell’Istat per impostare quasi tutte le scelte operative, scelte in cui il cittadino cremonese diventava parte integrante e fondamentale dell’opera di sviluppo e crescita sociale del paese.

La letteratura di Benini, presente nella Biblioteca Statale di Cremona è immensa, articolata in decine di realtà tra le più disparate, ma spesso risulta lungimirante, basti pensare che nel 1933, ovvero quasi un secolo fa, affrontava in un suo scritto il tema de ‘L’unità finanziaria in Europa’, sviluppando analisi su salari e strutture finanziarie europee che, nel 2019, risultano essere tematiche di uso corrente. Il cremonese venne fregiato del titolo di Accademico d’Italia nel 1932, ma nella sua opera principale, del 1906, ‘Principi di Statistica metodologica’ sembra ricordarsi della sua città natale dato che, nella raccolta dati di tutti i centri urbani italiani cita tre luoghi come esempio di analisi, Roma, Udine e Cremona.

Uno dei più grandi statistici italiani aveva però un ‘demone’ che lo accompagnava nelle sue ricerche, il letterato per eccellenza, il sogno o l’incubo degli studenti italiani, quel Dante Alighieri a cui Benini dedicò pubblicazioni e studi. Lo scienziato cremonese dedicò una bella parte del suo tempo e del suo acume ad analizzare secondo algoritmi le opere del Sommo poeta, una analisi di certo poco ortodossa secondo i canoni letterari ma che fa capire l’enorme campo di applicazione e la vivacità intellettuale di Benini. Con il suo ‘Dante tra gli splendori dei suoi enigmi risolti ed altri saggi’ del 1919 il cremonese affronta una analisi degli scritti danteschi soprattutto sulla Divina Commedia, portando il suo interesse anche alla numerologia che, decenni dopo, farà la fortuna di diversi autori di romanzi. Nel 1943, a causa dei convulsi accadimenti dopo l’8 settembre, alla Accademia dei Lincei vennero celebrate la sua esequie funebri ma, in realtà, Benini era ancora vivo e vegeto e immerso nei suoi studi divisi tra la statistica economica e le opere di Dante. Morirà a Roma nel 1952 lasciando una bibliografia enorme e un piccolo parco con una stretta strada nei pressi di via Giuseppina.

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