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Ospedale: Cremona paga
isolamento politico, istituzioni
facciano fronte comune

Egregio direttore,

è passato più di un mese dal presidio del 7 dicembre davanti all’ospedale di Cremona, i giorni passano in attesa dell’ormai famoso documento tecnico regionale che definirà i requisiti della terapia sub intensiva di Cremona e l’ospedale, nel frattempo, continua a perdere importanti professionalità, indice che chi ci lavora preferisce andare altrove forse consapevole del lento e inarrestabile declino che spetta al nostro nosocomio?
In questo periodo pare che siano in discussione anche i requisiti per spostare le partorienti prima della 34ma settimana, così in gran stile italico mentre tutti guardano in una direzione dalla parte opposta si sta forse già consumando tutto? Ivi compresa la possibile scelta futura di chiudere il punto nascite?
In molti mi hanno chiesto un parere cercando una speranza, ma la dura realtà è che Cremona rischia di non contare nulla in virtù dei meccanismi elettorali. Per fare un esempio concreto basta pensare che in Consiglio regionale siedono ben 10 consiglieri bresciani e solo 3 cremonesi. Brescia avrà 2 UTIN e Cremona zero e così via anche per altri servizi… È la dittatura dei numeri che, in virtù dell’assenza di norme che regolino un’equa distribuzione di fondi e servizi, lascia tutto alla scelta politica. E proprio la politica, per giustificare le proprie scelte, a volte, può trovare comodo nascondersi dietro una norma nazionale, nel caso specifico il DM 70/15 che stabilisce i numeri minimi per poter erogare prestazioni al fine di efficentare la qualità dei servizi (numeri che ovviamente vengono utilizzati anche per giustificare la scelta politica di affidare servizi a cliniche private avanzando il processo di privatizzazione del sistema sanitario lombardo).
La Provincia di Cremona è debole anche perchè spesso è divisa in almeno 2 blocchi: Cremona e Crema, a volte 3 con Casalmaggiore. Una divisione che nel tema specifico della sanità è stata ufficializzata con la presenza di 2 ASST. Scelta politica che di fatto ha creato due ambiti poco popolosi e quindi facile preda alle cannibalizzazioni del sistema sanitario.
Tuttavia voglio dare fiducia a tutte le istituzioni che ho visto sfilare con le sue più alte cariche il 7 dicembre. Chiedo al Presidente della Provincia Signoroni che insieme ai sindaci dei tre comuni più importanti: Cremona, Crema e Casalmaggiore concordino una forte azione politica che abbracci tutti i partiti scesi in piazza il 7 dicembre al fine di rivendicare la presenza di presidi sanitari efficaci ed efficienti sul nostro territorio. Chiedo che si mobilitino tutti i deputati e senatori eletti nella nostra provincia affinché venga messa in agenda la revisione del DM 70/15 in modo che si possa togliere anche quella foglia fico dalla scelta politica regionale di penalizzare i suoi territori periferici.
Colgo anche l’occasione per esprime la mia personale preoccupazione per la recente riforma costituzionale che rischia di togliere la rappresentanza romana dei territori simili al nostro (per dimensione), senza parlamentari rischiamo di essere ancora più deboli e isolati.
Cremona con le sue eccellenze produce ricchezza per la Lombardia, l’Italia e l’Europa… I cremonesi meritano certamente di più!

Francesca Pontiggia

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