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Tamoil, la Cassazione boccia il ricorso straordinario della difesa. La sentenza è definitiva

Gli avvocati delle parti civili Gennari, Tampelli, Beretta e Romanelli ieri in Cassazione a Roma

I giudici della Suprema Corte hanno ‘bocciato’ il ricorso straordinario presentato dal manager della Tamoil Enrico Gilberti, rendendo così definitiva la sentenza pronunciata due anni fa, quando la Cassazione aveva confermato la condanna a tre anni di reclusione per disastro ambientale colposo aggravato nei confronti dell’imputato. Contro la decisione dei magistrati, gli avvocati Carlo Melzi d’Eril e Riccardo Villata avevano depositato un ricorso straordinario “per errore di fatto”. Secondo i legali, la sentenza impugnata sarebbe stata “ricca di gravi errori di percezione sul contenuto degli atti di causa da parte del giudicante”. “Molteplici errori” che avrebbero “inciso in modo decisivo sull’esito del giudizio, avendo condotto la decisione del Supremo Collegio in una prospettiva del tutto errata, e, per effetto, ad una condanna ingiusta nei confronti dell’imputato”. Secondo i difensori, ci sarebbe stata una serie di errori, illustrata nel dettaglio nelle 38 pagine di ricorso, sia nel giudizio di primo grado che in quello di appello: sbagli ed equivoci che avrebbero fuorviato i giudici del terzo grado, innescando un effetto domino che avrebbe impedito di avere un quadro corretto dei fatti. Non così per la Cassazione che ha definitivamente chiuso il caso.

Quella di Gilberti era stata la sola condanna. Tutti gli altri imputati, Giuliano Guerrino Billi, Mohamed Saleh Abulahia, Pierluigi Colombo e Ness Yammine, erano stati assolti. La Suprema Corte aveva reso definitiva la sentenza emessa il 20 giugno del 2016 dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia, confermando l’inquinamento, e cioè che Tamoil aveva inquinato la falda e i terreni sottostanti la raffineria, le canottieri Bissolati e Flora e il Dopolavoro ferroviario. Nella sentenza di primo grado, invece, il giudice Guido Salvini, il 18 luglio del 2014, aveva condannato Enrico Gilberti e Giuliano Guerrino Billi rispettivamente a sei e a tre anni per disastro doloso, mentre Mohamed Saleh Abulaiha e Pierluigi Colombo ad un anno ed otto mesi ciascuno per il reato di disastro colposo. Per le parti civili, i risarcimenti decisi in primo grado, compreso il milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune, erano stati confermati con sentenza definitiva.

Tra i primi commenti, quello dell’ex assessore all’Ambiente Alessia Manfredini: “Nel 2015, la scelta giusta di costituirsi parte civile per rappresentare la città, pesantemente segnata dalla vicenda Tamoil. Oggi la fine definitiva del processo.
Grazie ad un nutrito e competente staff di avvocati, alle associazioni ambientalistiche, a Gino Ruggeri e ai tantissimi che con coraggio hanno scelto di stare dalla parte giusta.  Ora avanti, con la stessa determinazione, per il bene della nostra città”.

Sara Pizzorni

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