Cronaca
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Aldo Protti, torna la mano dei
vandali. Deturpata la targa

Ennesimo danneggiamento alla targa di via Aldo Protti, indimenticato interprete lirico a cui è intitolata la strada tra via Bissolati e via dei Mille. Negli anni, la via dedicata al baritono cremonese, che fu sergente maggiore repubblichino in Val di Susa, è stata presa di mira innumerevoli volte. La targa a suo nome era stata deturpata, svitata e rubata, imbrattata e danneggiata.

In questi giorni la mano dei vandali è tornata ad agire, apponendo sotto il nome di Protti la scritta in stampatello “Criminale di guerra”. Due anni fa, nel maggio del 2019, l’ultimo episodio: la targa era stata oscurata con una bomboletta di spray nero. Dal 2010, anno in cui il Comune aveva deciso di intitolare all’artista quella che allora si chiamava via Strettalunga, si sono susseguiti numerosi raid vandalici, come quello del giugno del 2011, quando la targa era stata svitata e portata via. Sostituita con una provvisoria, era stata imbrattata anche quella.

Nel maggio del 2015, sulla figura di Protti, si era espresso con una sentenza il giudice Guido Salvini, secondo cui il famoso baritono cremonese non aveva partecipato ai rastrellamenti in Val di Susa dove erano stati trucidati anche partigiani cremonesi.

Alla luce di approfondimenti storici disposti nel corso di un processo per diffamazione a mezzo stampa, il magistrato aveva stabilito che “non vi è prova, anzi, può ritenersi escluso che Protti abbia partecipato all’operazione dell’1-2 luglio 1944 conclusa con la strage del colle del Lys.

In linea  generale non vi è nemmeno prova che  abbia partecipato personalmente e direttamente ad azioni di rastrellamento, anche se la Compagnia della Gnr di cui faceva parte, normalmente in servizio di ordine pubblico  e di presidio, certamente è stata dislocata nel corso di alcune di queste operazioni all’imbocco della Val di Susa con funzioni di copertura e di appoggio alle forze tedesche e alle altre forze fasciste alla ricerca dei partigiani”.

“Non risulta comunque”, era scritto nella sentenza, “che egli abbia commesso personalmente atti di violenza contro partigiani o civili in quel tragico contesto di guerra”.

Sara Pizzorni

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