Cronaca
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Violino rubato: assolto "l'autore
materiale", tre anni al ricettatore

Nella foto, il dirigente della squadra Mobile Marco Masia riconsegna il violino rubato nelle mani di Alissa Serventi, figlia del commercialista derubato

Non fu Francesco Di Roma, 49 anni, nato nel pavese, a commettere il furto del violino la sera del 16 febbraio dell’anno scorso nello studio di piazza Castello del commercialista cremonese Massimo Serventi. Di Roma, detenuto per il reato di rapina nel carcere di Mantova, è stato assolto oggi pomeriggio dal collegio dei giudici. Il 49enne, difeso dall’avvocato Fabio Galli, torna in libertà.

L’avvocato Galli

Non così per l’altro imputato Stefano Barca, 36 anni, cremasco, anche lui detenuto, condannato a tre anni di reclusione e a 1.200 euro di multa per aver ricettato lo strumento.

Per Di Roma, il pm Ilaria Prette aveva chiesto la condanna a 6 anni e 3000 euro di multa per rapina, mentre per Barca, assistito dall’avvocato Ugo Carminati, 3 anni e 3000 euro di multa per ricettazione.

A “smontare” il reato di rapina era stato lo stesso commercialista, che in aula aveva sostenuto che tra lui e il ladro non c’era stato alcun contatto fisico. Serventi aveva detto di aver perso l’equilibrio e di essere caduto mentre cercava di chiudere il cancello e di bloccare la fuga del malvivente.

Dallo studio era sparito un modello Stradivari costruito dal liutaio cremasco Formaggia per il papà di Serventi, insieme alla custodia e ad un archetto. “Uno strumento del 1978, importante soprattutto da un punto di vista affettivo”, aveva raccontato Serventi, “più l’archetto dell’archettaio bresciano Pedretti consigliatoci dal nostro amico Sergej Krylov”.

In aula, Serventi aveva riferito che nessuno dei due fuggitivi era stato visto con in mano il violino.

Particolare ricordato anche oggi in aula dall’avvocato della difesa Fabio Galli. Non solo: il legale di Di Roma ha sottolineato il mancato contatto fisico tra il ladro e la vittima, e quindi la mancanza di violenza per poter configurare il reato di rapina, e le contraddizioni emerse dai testimoni, soprattutto dal figlio di Serventi, nella descrizione dell’autore materiale del furto. “Si trattava di una persona che indossava la mascherina sul volto e una berretta in testa, vista per due secondi scarsi e che si è girata subito di schiena per scappare”, ha detto il legale nella sua arringa. “Nessuno ha visto nessuno scappare con il violino. Uno strumento con annessa custodia che non si può di certo celare in tasca o sotto i vestiti”. Per l’avvocato Galli, nessuna prova che il suo cliente fosse presente la sera dei fatti.

L’avvocato Carminati

Dalle immagini del sistema di videosorveglianza di piazza Castello era stato invece possibile riconoscere la figura del “palo”: si trattava di Liridon Fejza, 21 anni, kosovaro, già condannato con il rito abbreviato a due anni e quattro mesi di reclusione. Nei video, l’esecutore materiale era stato ripreso di spalle.

Quel che è certo, è che lo strumento era stato portato il 6 marzo successivo ad un commerciante cremasco dallo stesso Di Roma, accusato solo di rapina, e da Stefano Barca. I due, per l’accusa, avevano cercato di venderlo. Dopo contatti via mail e via telefono, previo appuntamento, si erano presentati nel negozio di strumenti dove però ad attenderli c’era la polizia.

Il telefono usato era quello di Barca. Per andare dal liutaio a ricettare lo strumento, il cremasco, già condannato a 4 anni e 6 mesi per aver violato 630 siti internet, era evaso dagli arresti domiciliari in quanto doveva scontare un cumulo pene derivanti da sentenze definitive. Ma per il suo legale, non c’era la prova che a telefonare e a mandare la mail fosse stato il suo assistito. “Quel sabato mattina”, ha detto l’avvocato Carminati, “Barca era insieme a Di Roma, è vero. Ma il violino in mano ce l’aveva Di Roma, non il mio cliente, che poteva solo averlo accompagnato senza sapere nulla della provenienza”. Ma i giudici non gli hanno creduto. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Sara Pizzorni

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