Caso Pedrabissi: banca mobilitata
dopo denuncia contro la funzionaria
Ultime battute per il processo sulla truffa milionaria ai danni di due anziane sorelle cremonesi
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Ultima udienza del processo contro Cristina Pedrabissi, 57 anni, ex funzionaria della banca Credito Emiliano, accusata di aver raggirato due anziane sorelle cremonesi, Giordana e Marise Zanardi, 92 e 90 anni, entrambe di Casalbuttano, ospiti di Cremona Solidale e decedute nel 2020, a distanza di sei mesi l’una dall’altra. Per la procura, Pedrabissi, dopo essere riuscita a guadagnare la fiducia delle due vittime, sole e in precarie condizioni di salute, le avrebbe truffate, spolpando il loro patrimonio di oltre due milioni di euro nell’arco temporale di una decina di anni. Oggi sfilata degli ultimi testimoni della parte civile e della difesa, mentre le conclusioni sono fissate per il prossimo 20 gennaio.
Nella seconda metà del 2016 in Credem, dove l’imputata era funzionaria, era partito un accertamento su cinque polizze assicurative stipulate tra il 2011 e il 2013. Di una di queste, beneficiaria risultava Irene Bodini, madre di Maurizio Merlini, nel 2020 diventato marito della Pedrabissi e deceduto lo scorso febbraio. Un nome, quello della Bodini, che non era censito negli archivi della banca. Era quindi scattata un’attività di circolarizzazione per avere conferme da parte delle Zanardi. L’accertamento si era svolto a casa di Giordana (all’epoca Marise era già ricoverata a Cremona Solidale) ed era avvenuto alla presenza dell’imputata.
Nel colloquio era emerso che la Bodini era una persona “vicina a Giordana”, una persona che lei conosceva e che l’aveva aiutata. La stessa Pedrabissi l’aveva inquadrata come una sorta di “dama di compagnia”. Tutto chiarito, quindi. Fino all’aprile del 2022, quando in banca erano stati presentati un reclamo e una querela contro la funzionaria da parte della compagna di Raffaele Ghisolfi, figlio di Giordana, morto nel 2010 all’età di 55 anni. In seguito al decesso di Raffaele, sua madre, vedova, aveva nominato come erede la compagna del figlio.
A questo punto nell’istituto di credito, come riferito da uno dei funzionari della banca, “si era riavvolto il nastro”, e si era andati a verificare movimentazioni, polizze, assegni e passaggi di denaro. Ci si era concentrati in modo particolare sulla migrazione di oltre due milioni di euro passati da Credem a Fideuram e su spese riconducibili alla Pedrabissi: le polizze erano state liquidate e il denaro era passato sui conti Fideuram intestati alle due sorelle. In banca, in aprile era stata convocata una riunione, la Pedrabissi era stata sospesa dal servizio e nei suoi confronti era scattata una contestazione disciplinare.
Durante gli accertamenti era stato trovato un bonifico “anomalo” dal conto di una delle sorelle a Giorgio Merlini, padre di Maurizio. L’imputata, convocata ad agosto del 2022 a Reggio Emilia, si era giustificata, sostenendo che i movimenti bancari delle due sorelle erano legittimi e che non si spiegava il motivo del reclamo. Pedrabissi era stata sentita dalle 15 alle 18,30. Per lei, 23 domande. “Risposte insoddisfacenti“, secondo i funzionari della banca. A settembre, l’imputata era stata licenziata per giusta causa e segnalata all’Albo dei consulenti finanziari.
A processo, l’ex funzionaria ha spiegato che gli assegni e i bonifici dal conto di Giordana a Maurizio Merlini per acquisti personali e arredi di lusso erano solo una restituzione dei soldi investiti. In sostanza si era trattato della restituzione di un prestito che Giorgio Merlini, padre di Maurizio, aveva fatto alla famiglia Zanardi.
Lo scorso maggio, davanti ai giudici, l’imputata aveva raccontato di aver conosciuto le sorelle Zanardi e Raffaele Ghisolfi, figlio di Giordana, nel 1996, quando stavano trasferendo le proprie disponibilità presso il Credito Cooperativo, e di essersi incontrata con loro a casa di Marise per parlare di come investire il denaro. “Ghisolfi viaggiava molto per lavoro”, aveva riferito Pedrabissi, “ed era preparato finanziariamente.
I suoi erano investimenti caratterizzati da un grado di rischio abbastanza alto, mentre Giordana aveva un portafoglio più basso, con investimenti più cauti. Ricordo che da parte loro c’era una richiesta di privacy molto forte e che non volevano essere visti in banca per parlare dei loro risparmi. Raffaele era molto sicuro di sé, era un cliente non facile. Investiva anche per altre persone. All’epoca non sapevo chi fossero, diceva genericamente i ‘Merlini di Casalbuttano’“.
“Negli anni 2000 c’era un’euforia della Borsa“, aveva spiegato Pedrabissi, “e tutti volevano investire. Ma poi era arrivato un crollo gigantesco, e per Ghisolfi la perdita del capitale investito era stata molto più della metà. Successivamente Raffaele era stato colto da un ictus. Io ero stata chiamata dalla sua assistente che mi aveva chiesto di avvisare Giordana e Marise. Nel 2003 Raffaele era uscito dalla convalescenza ed era riuscito a recuperare il capitale perso“.
Secondo il racconto dell’imputata, alla morte di Raffale, deceduto nel 2010, il denaro era tornato nella disponibilità delle due sorelle che avevano fatto il modo di restituire i soldi al legittimo proprietario, e cioè a Giorgio Merlini, che aveva dato il suo denaro a Ghisolfi per gestirlo.
Sentito in aula, il fratello dell’imputata ha riferito che tra Pedrabissi e le due Zanardi ci fosse un rapporto stretto. A suo dire, era la sorella che si occupava della situazione patrimoniale della madre. “Mi teneva sempre al corrente di tutto”. “Sapeva che sua madre era beneficiaria della polizza di una delle sorelle Zanardi?”, gli ha chiesto il pm Federica Cerio. “No, non lo sapevo”, è stata la risposta del testimone.
A processo, oltre a Pedrabissi, sono imputate anche Carmen Bolzani, la madre della ex funzionaria di banca, Irene Bodini, la madre di Merlini, e la figlia di lui, accusate di riciclaggio. Sono assistite dall’avvocato Paolo Bregalanti. Secondo le loro testimonianze, non erano a conoscenza delle movimentazioni sui loro conti. Pedrabissi è difesa dagli avvocati Stefano Aterno e Ernesto Belisario di Roma, mentre parte civile si è costituito Leonardo, erede non diretto di Marise, assistito dall’avvocato Roberto Peccianti, che ha chiamato in causa Credem come responsabile civile. La banca è anche parte civile con l’avvocato Roberto Reggiani. L’erede di Giordana Zanardi, assistita dall’avvocato Federico Tresoldi, ha invece intentato la causa civile alla banca e a Pedrabissi.
Sara Pizzorni