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L'emozione del vescovo
per la sua prima
Settimana Santa a Cremona

Foto Sessa

E’ stata la prima Settimana Santa del vescovo Antonio nella diocesi di Cremona. Una Settimana impegnativa ma, come ha voluto ricordare diverse volte nelle sue omelie, anche emozionante e ricca di soddisfazione per il nuovo vescovo che ha potuto toccare con mano una partecipazione straordinaria a tutte le funzioni pasquali, a cominciare dalla processione del Venerdì Santo con la Sacra Spina che ha visto migliaia di cremonesi in preghiera lungo il percorso cittadino al seguito della reliquia della corona di Cristo donata a Cremona dal papa cremonese Gregorio XIV. “Sono commosso e fiero di servire questo popolo cremonese”, ha detto il vescovo. Ma perché così tanta gente e partecipazione? Un risveglio? Il bisogno di stringersi attorno ai simboli della fede nei momenti bui abitati da paure? Una sorta di sfida pacifica a chi fa della religione una bandiera di violenza e terrore? “Da tempo non vedevo così tanta gente in processione – dice un anziano sacerdote al termine della funzione – mi sembra di tornare indietro negli anni, ed è stato bello vedere anche tanti ragazzi giovani lungo il percorso”.

Anche la “messa crismale” del giovedì Santo è stata partecipata da tutto il clero locale in Cattedrale con uno spirito comunitario davvero notevole, con la sorpresa finale della lettera di Vescovo Antonio ai 300 presbiteri in cui li invita a segnalare nomi e nuovi uffici per essere pronti all’avvio del nuovo anno pastorale e al passo con i tempi di grande cambiamento. “La medicina di Gesù per le nostre violenze e divisioni, è invitarci tutti a cena”, ha detto il presule.

Cattedrale piena anche per la messa serale del sabato Santo, con i riti del fuoco e dell’acqua, le letture e la presenza di undici stranieri (africani, asiatici, albanesi) che hanno ricevuto battesimo, cresima e prima comunione segno di una Chiesa che cammina e testimonia.  Al Pontificale del giorno di Pasqua, monsignor Napolioni ha detto: “Oggi sono molto emozionato e contento, perché il vescovo è il testimone del Risorto”. È con queste parole che mons. Antonio Napolioni ha aperto l’omelia della solenne Messa pontificale di Pasqua, presieduta in Cattedrale nella mattina di domenica 27 marzo. Poi lo sguardo è andato alla bella Cattedrale, “innalzata per la fede nel Risorto”. “Tra un po’ compirà mille anni. Pensavo: resisterà ancora per secoli e, magari quando verranno un giorno da qualche altro pianeta e la vedranno, racconterà la nostra fede. Mi auguro non come quelle bomboniere bellissime che mettiamo sull’armadio e si impolverano. Da fuori questa Cattedrale è ricamata nella pietra, dentro canta le meraviglie di Dio. Ma se non ci fossimo noi a renderla viva, a riempirla, e a riaprirla sul mondo e sulla città, se non la facessimo vivere come casa di Dio e dei suoi figli, sarebbe triste, sarebbe la conferma di una storia inutile quella che è stata raffigurata con tanta arte, che è solo un museo”. E ha continuato: “Mi auguro che Cremona sia bella come i suoi cremonesi e i cremonesi siano vivi come la loro cattedrale. Mi auguro che Cremona sia una città della Pasqua”. “Una città della Pasqua – ha precisato – perché in essa si custodisce e si trasmette la gioia della fede, la certezza della fede e il dinamismo della fede”.

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