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Piscina, Comune al Consiglio
di Stato per difendere
le sue ragioni contro SM

Come era prevedibile, il Comune si costituisce in giudizio nell’appello cautelare promosso da Sport Management presso il Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Brescia del 10 luglio che aveva respinto il ricorso del privato (udienza a Roma fissata il 29 agosto). Nell’ordinanza con cui i giudici amministrativi avevano accolto le ragioni del Comune circa la rescissione del contratto, veniva ritenuto “che le censure sollevate dalla parte ricorrente, pur all’esame sommario proprio della presente fase cautelare, non risultano assistite dal necessario fumus di fondatezza, considerata la reiterazione ampiamente documentata degli inadempimenti e delle violazioni di cui si è reso responsabile il concessionario della piscina, che non risultano superabili dagli argomenti e dalle giustificazioni addotti nel ricorso”.
In particolare, non viene accolto “l’assunto di parte ricorrente secondo cui, in applicazione del richiamato articolo 15 della convenzione, l’anno solare debba considerarsi come l’arco temporale minimo per il computo delle infrazioni ai fini della decadenza della concessione”.

A far decisamente pendere la bilancia dalla parte dell’ente locale sono state però le esigenze di tutela della salubrità pubblica: “Nel bilanciamento tra i contrapposti interessi in gioco – si legge nell’ordinanza –  l’esigenza di garantire la continuità nella gestione dell’impianto sportivo deve considerarsi recessiva rispetto alla necessità di tutela della sicurezza e della salute pubblica cui sono preordinati gli obblighi di gestione dell’impianto pubblico dei quali l’amministrazione ha rilevato la violazione e considerato che a termini dell’articolo 15 della convenzione ‘salva diversa volontà del concedente resta fermo l’obbligo del concessionario di assicurare regolare prosecuzione del servizio sino al subentro del nuovo gestore’ ”.

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