5 Commenti

Gallera incontra i sindaci: la
delibera non viene sospesa,
ma si cerca un compromesso

“Stiamo definendo i criteri della subintensiva. Se la delibera è stata imprecisa su questo fronte e ha causato un eccesso di allarmismo, porremo rimedio: questi criteri verranno fissati adesso o al limite a gennaio e solo allora la delibera diventerà operativa”. L’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera è intervenuto oggi pomeriggio nella sala del Consiglio della Provincia, su invito del presidente Mirko Signoroni, per spiegare le ragioni che stanno alla base de ridimensionamento dell’Utin (o Tin: terapia intensiva neonatale). Una trentina i sindaci presenti, oltre a politici tra cui Luciano Pizzetti (Pd).

La delibera regionale del 5 novembre non verrà sospesa, come richiesto, tra gli altri, dal sindaco Galimberti, da quello di Gerre de Caprioli  Marchi e di Crotta d’Adda Baroni e dalle mamme, ma potrà essere solo meglio definita per quanto riguarda i criteri con cui opereranno le subintensive. “A questo proposito – ha continuato – proprio ieri abbiamo fatto una  riunione tecnica a cui è intervenuto anche il neonatologo di Cremona dove in linea di massima è stato confermato che tutti i bambini prematuri verranno trattati qui a Cremona, tranne quelli nati sotto la 31esima settimana (o la 32esima, è da decidere) e sotto i 1500 gr.  Equipe e budget, come pure le infrastrutture rimangono le stesse: visto il valore dell’equipe rimarrà anche come struttura complessa, a riconoscimento della professionalità.
Garantisco di continuare l’impegno su Cremona e sui suoi punti di forza. Per il resto, mi spetta l’ingrato compito di rispettare leggi che hanno al centro la sicurezza, anche a costo dell’impopolarità”, ha detto Gallera riferendosi ai contenuti del decreto ministeriale 70 del 2015 che impone regole restrittive per le Tin, basate su un numero minimo di casi all’anno, numeri che Cremona non ha.

Gallera è arrivato in Provincia alle 15, accolto dai fischi di un gruppo di manifestanti, in testa Francesca Pontiggia, organizzatrice anche del flash mob di sabato scorso davanti all’ospedale. Insieme a lui, il vice direttore generale dell’assessorato Marco Salmoiraghi. Nella parte introduttiva Signoroni ha elencato una lunga serie di criticità della sanità cremonese, non solo Cremona, ma anche Oglio Po e Crema. Gallera ha fatto un preambolo sui cambiamenti nella sanità: “Grazie alla ricerca siamo in grado di salvare molte più vite, garantiamo a bambini che fino a 5 anni fa non sarebbero nati vivi, una vita. Siamo in grado di far superare forme di tumori e di intervenire sugli infarti in maniera efficace. Fino ad oggi abbiamo vissuto una ‘sanità di prossimità’, in un paese dai mille campanili. Un tempo c’erano più ospedali, ma la loro capacità di cura e di salvare una vita era più o meno la stessa. Adesso le cose sono diverse e si sono creati centri di eccellenza. C’è poi il tema del calo delle risorse: da otto anni viviamo tagli drammatici sulla sanità”. Gallera si rivolge direttamente ai sindaci, “voi siete ben consapevoli del blocco del turn over e dell’impossibilità di assumere”.

Ma detto ciò, “non esistono ospedali di serie A e di serie B. Non tutti però possono fare la stessa cosa, ma tutti hanno una funzione fondamentale: se sono genitore di un bambino gravemente prematuro, devo essere felice anche se me lo portano a Brescia. Dobbiamo creare i luoghi dove si salva la vita alle persone che abbiano il massimo delle competenze. La Tin per i prematuri più gravi spostata a Brescia è determinata dalla casistica maggiore rispetto a Cremona”.
Gallera ha poi elencato i punti di forza dell’ospedale di Cremona, a cominciare dalla Breast Unit, e poi la presenza di un centro di terzo livello sul tema dell’ictus: “neurologia di altissimo livello, più neuroradiologia interventistica per assistenza H24; cardiologia di terzo livello per il trattamento dell’infarto. E poi Cancer center e centro di riferimento nazionale per la SM (70 in tutta Italia). Ma non si può essere punto di riferimento su tutto”
Negli ultimi 5 anni – ha aggiunto – “abbiamo investito 40 mln di euro, l’ultima delibera stanzia 7,2 milioni si Cremona, il quarto investimento di tutta la regione, non stiamo certo dimenticando Cremona”.

Ha fatto seguito l’intervento di Salmoiraghi, che ha spiegato come il Ministero “stia col fiato sul collo per adeguare la rete delle Tin regionali”, e dei sindaci, a cominciare da Galimberti: “Abbiamo bisogno in questo territorio di incrementare la natalità, visti gli alti tassi di vecchiaia. Sappiamo benissimo che per certe patologie bisogna andare altrove, ma abbiamo bisogno di politiche a favore della famiglie e della natalità. Non capiamo questa scelta sulla Tin, senza che ancora siano uscite le linee guida per la riorganizzazione degli ospedali e quindi senza una visione d’insieme, strategica che ci dica in quale direzione si sta andando per l’ospedale di Cremona. Questo procedere senza consultarci ci lascia allibiti. Quella delibera non è scritta bene, manca la visione generale. Noi abbiamo gravissimi problemi sulla struttura dell’ospedale e per questo ci aspettiamo dentro il Poas un rilancio complessivo, che vogliamo conoscere”. Galimberti e successivamente anche Matteo Piloni, consigliere regionale, hanno citato anche il Dea, dipartimento di emergenza, come settore da potenziare dotandolo delle strutture per farlo diventare struttura di secondo livello.

Stefania Bonaldi, Filippo Bongiovanni (che ha anche ricordato le promesse mancate sull’ospedale di Oglio Po, contestate anche attraverso un ricorso al Tar e presto al Consiglio di Stato), Michel Marchi e Sebastiano Baroni hanno ribadito la loro contrarietà alle scelte regionali, mentre Gabriele Gallina, unico sindaco di Forza Italia ad intervenire, ha detto che “in quanto alla comunicazione da parte della Regione, qualcosa è venuto meno. Ma oggi volevamo che il problema Tin venisse affrontato su un piano più generale e oggi delle notizie in più sul piano di rilancio dell’ospedale sono arrivate. Non è un ospedale di serie B e qualche preoccupazione in meno sul futuro della Tin c’è. Bisogna tenere  alta l’attenzione e speriamo che i criteri che verranno definiti per la subintensiva corrispondano davvero all’ottimo per il nostro territorio”.

Durissima invece la conclusione delle mamme, Chiara Barchiesi e Elena Albera: “Non ci fermeremo, la delibera va sospesa”-

g.biagi

 

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti
  • Claudio Cornacchia

    Ma è mai possibile che cremona conti così poco politicamente sia a Roma che Milano il pendolino è stato tolto la stazione ferroviaria non ha avuto nessun restailin il porto fluviale è stato finanziato Mantova la asst la presidenza anch’essa a Mantova l’ospedale viene ridimensionato per avere qualche delucidazioni sul pagamento del gas o energia elettrica devi telefonare a Pavia fate voi le conclusioni.

  • Shpalman97

    È sempre colpa degli altri, commovente questo Assessore che fa la vittima. Al massimo da parte loro c’è stato un difetto di comunicazione, rincara un sindaco della sua parte politica. Farebbe quasi ridere, non fosse che il loro impegno principale paia essere quello di smantellare i servizi pubblici.

    • Ben

      Beh in questa faccenda nessuna parte politica può dirsi immune da responsabilità.. tutti sapevano, ma dov’erano? Serviva un gruppo di mamme incazzate per fare muovere la politica? Cavolo che bella figura..

      • Shpalman97

        Certo, ma anche nella responsabilità c’è indubbiamente una bella differenza tra quella dei sindaci dei piccoli paesi che si sono “svegliati” tardi e quella dell’assessore regionale e di chi lo sostiene.

  • Sbirulino19

    Roma legifera, la Lombardia recepisce, Cremona ( il paesotto) non conta nulla.