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Ospedale: i sindaci Marchi e
Mariani contro i colleghi assenti
Il 18/2 incontro in Regione

Duro atto di accusa contro la classe politica in generale e gli amministratori locali cremonesi, in particolare, nell’incontro di sabato, organizzato dalle movimento delle mamme per l’Utin di Cremona. A prendere la parola, dopo le intense testimonianze dei medici Carlo Poggiani, Pietro Cavalli, Aldo Riccardi, Antonio Cuzzoli e Luigi Borghesi,  il sindaco di Gerre de Caprioli, Michel Marchi, organizzatore insieme alla moglie Francesca Pontiggia, del flash mob dello scorso dicembre di fronte all’ospedale. In quell’occasione, ha attaccato ieri Marchi “c’erano 7 sindaci, adesso ne vedo due, tre, e l’assessore (Rosita Viola, presente tra il pubblico  per il comune di Cremona, ndr). Io mi chiedo: dove cavolo sono i  i vostri amministratori, le persone che avete votato? Ai sensi dell’art 50 del Tuel, sono loro i responsabili della vostre salute, ma adesso dove sono?”. In sala, oltre a Marchi e Viola, erano presenti solo il sindaco di Stagno L. e Roberto Mariani e il consigliere comunale, ed ex regionale, Carlo Malvezzi di FI.

Marchi ha annunciato che già da lunedì predisporrà un’ordinanza di emergenza che verrà sottoposta a tutti i sindaci della provincia per la firma, per chiedere alla Regione la sospensione dei provvedimenti, “perchè se non è emergenza sanitaria un anno di attesa per una visita medica pubblica, o che una mamma debba andare a Brescia a partorire, o le difficoltà del pronto soccorso, ditemi voi cos’è emergenza sanitaria?”. “Non importa se sarà impugnata, ma se la firmiamo in 113 sindaci anzichè 2 o 3, probabilmente quella battaglia che è stata definita persa probabilmente non lo sarà. Questa è l’unica strada che ha la politica”.

Ancora più duro con la classe politica in generale è stato proprio Mariani, che ha citato la sostanziale inutilità delle riunioni nelle assemblee dei sindaci negli organismi sanitari e messo sotto accusa la politica cremonese che non sa farsi ascoltare in Regione. Ha indicato l’origine di tanti mali nella presenza di due aziende ospedaliere in una provincia già di per sé poco popolosa, con Crema che ai tempi della riorganizzazione ha fatto la voce grossa pretendendo l’autonomia dal capoluogo: una scelta che ha indebolito ulteriormente un territorio già debole, quello del sud Lombardia, tradizionalmente lontana  dai centri di potere delle ricche (e orientate a destra) province del nord. “Non è che non abbiamo rappresentanti in Regione”, è stata poi la stoccata di Mariani alla sua stessa area politica, il centrosinistra, “ma il problema è che non sono cremonesi, ma cremaschi”.

“Dopo l’incontro con Gallera che abbiamo fatto in Provincia – ha continuato – non abbiamo più sentito nulla, nonostante si fosse preso l’impegno di istituire un Tavolo di confronto (proposto anche da Cuzzoli, primario del Pronto Soccorso, ndr). Allora il 9 gennaio l’abbiamo sollecitato, insieme al sindaco di Cremona e al presidente Signoroni, per poterci vedere. Siamo riusciti ad avere un appuntamento – capisco gli impegni di tutti – solo per il 18 di febbraio”.

Profonda la disillusione espressa con metafora calcistica: “Sinceramente mi sembra di andare a giocare una partita che ho già perso in casa 5 -0 e adesso vado fuori casa dovendo fare 6 gol. Diventa molto complicato. Quello che metteremo sul tavolo però non è solamente il problema della Tin, l’ospedale è stato definito ospedale della città, in realtà è ospedale del territorio: voglio che un cittadino che abita nel mio comune o a Casalmaggiore, trovi delle risposte a Cremona, servizi adeguati, che non si debba aspettare per chiedere una prima visita oculistica a gennaio del 2021 o una risonanza magnetica, ad agosto 2020, quando ci sono delle regole chiare che impongano che le scadenze vengano rispettate: 30 giorni per una prima visita e 40 per un esame strumentale”.

L’ospedale di Cremona, ha detto Mariani, ha conosciuto una drammatica fuga di medici: “Parlo da amministratore pubblico, quando prendo una decisione devo valutare i riflessi sui cittadini e territori.  Non posso pensare che in Regione Lombardia ci siano amministratori sprovveduti che non capiscono l’importanza di certe scelte sui territori. Ci sono invece amministratori preparati, che stimo dal punto di vista amministrativo, che però scientemente pongono in atto scelte politiche su un territorio povero e marginale per le finalità che Regione Lombardia si pone. Gallera lo ascolterò ancora e altre 100 volte, ma se non partiamo da questo punto fondamentale, ci raccontiamo delle favole”. g.biagi

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