Cronaca
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In vista dell'incontro con Gallera, ordine del giorno di 70 sindaci per potenziare l'ospedale

Verrà steso un ordine del giorno, da sottoporre a tutte le giunte comunali del territorio cremonese e casalasco, da presentare all’assessore Gallera nell’incontro del 18 febbraio.
Questo quanto deciso nel corso dell’assemblea cittadina del Pd convocata dal presidente Luigi Lipara per discutere dell’emergenza ospedale, un tema di cui si è parlato anche sabato a SpazioComune su iniziativa delle Mamme per l’Utin. In quell’occasione Michel Marchi, sindaco di Gerre de Caprioli, aveva lanciato l’idea di un ordinanza di ‘emergenza sanitaria’ contro la delibera di Giunta regionale che declassa la Tin di Cremona a libello di sub intensiva. Durante l’assemblea invece si è optato per redigere un ordine del giorno “che intende coalizzare le anime ed i sentimenti di una provincia che si sente sempre più abbandonata a se stessa – afferma Marchi -. La questione della Terapia intensiva neonatale è solo la punta dell’iceberg di una situazione complessa e più ampia, che parte dalla decisione di lasciare il sud della Lombardia (Lodi, Cremona, Mantova) senza strutture ospedaliere dotate del DEA di II livello. In questo modo si è deciso di ridurre la capacità attrattiva del sistema sanitario regionale su queste province, obbligando di fatto lo spostamento verso i grandi centri urbani”.

Il fine settimana si prospetta intenso perchè i 70 sindaci cremonesi si incontreranno con il sindaco di Cremona Galimberti. La prossima settimana il documento sarà sottoposto a tutte le giunte del territorio cremonese e casalasco e quindi restituito a Galimberti che insieme al presidente della provincia Signoroni e al presidente dell’assemblea dei sindaci del distretto Roberto Mariani, incontreranno l’Assessore alla Sanità Gallera il 18 febbraio. La questione Tin si aggiunge alla drammatica fuga dei medici. “Vogliamo ribadire – continua Marchi – che i nostri concittadini vogliono essere curati adeguatamente sul territorio nel quale hanno deciso di vivere, di far nascere i propri figli qui senza paure.
Vogliamo sollecitare un dibattito serio sulla revisione del DM 70/2015 del Ministero della Salute, viste anche le “deroghe” (più o meno elettorali) consentite per la riapertura dei punti nascita dell’entroterra appenninico emiliano.
Questo ci ribadisce quello che diciamo da tempo: non può essere solo una questione di numeri. Certi servizi non possono abbandonare i capoluoghi, certi territori, già orograficamente marginali non possono essere lasciati ulteriormente soli. Vogliamo chiedere al Ministro e al Prefetto di combattere al nostro fianco questa battaglia di legittimazione e sopravvivenza del nostro bel territorio, al quale non vogliamo rinunciare”. s.gal

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