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Ultimi giorni di Angela
Cauzzi al Ponchielli:
l'accorato saluto al pubblico

Si chiude l’epoca di Angela Cauzzi al teatro Ponchielli, un legame che dura da quasi quarant’anni e che ha attraversato tutta la storia e le trasformazioni del Ponchielli, prima Condominio, quindi di proprietà comunale, infine Fondazione. Angela Cauzzi lascia quella che più volte ha definito la sua vera casa, lasciando da parte le polemiche degli ultimi due mesi (nelle quali non ha mai voluto entrare) e inviando un messaggio di saluto che riprende le parole di un nume tutelare quale è stato Paolo Grassi, fondatore del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler.

“Con la fine del 2020 si chiude il mio lungo e appassionato percorso al Teatro Ponchielli. Il teatro è fatto da tutti i suoi linguaggi – musica, danza, parole – dagli artisti, dalle scene, dai costumi, dalle luci.
Ma soprattutto il teatro lo fa il pubblico con i suoi applausi, i suoi fischi, il suo bisbigliare o il suo silenzio, carico di emozioni.
Desidero ringraziare di cuore ognuno di voi: gli abbonati, chi è venuto a teatro anche solo una volta, i giovani, gli ospiti delle case di riposo e dei centri diurni con tutti i loro operatori, i gruppi organizzati, gli studenti, gli insegnanti e le maestre, i bambini, le famiglie, ogni singolo spettatore.
Nel salutarvi, vorrei condividere con voi queste intense parole di Paolo Grassi che per me sono state fonte di ispirazione e guida nei miei lunghi anni nel teatro.

Il teatro è per me come l’acqua per i pesci.
Il mio teatro è sempre stato un teatro vivo, con il sipario aperto,
oppure un teatro semivivo, con il sipario aperto senza pubblico, durante la prova,
oppure anche un teatro apparentemente morto, senza nessuno in sala:
sono stato tanto tempo in sala a gustare il silenzio sublime del teatro.
Il teatro è un modo di amare le cose, il mondo, il nostro prossimo.
Io non ho mai amato il teatro come fine a sé stesso,
cioè come un luogo riservato a questa fauna, che è una delle speci animali,
cioè i teatranti.
Attraverso il teatro io penso tutto il resto:
io vedo la politica attraverso il teatro, vedo l’urbanistica.
Lo intendo come un momento catalizzatore, un momento centrale di interessi,
di attenzioni, di iniziazioni, un punto obbligato, attraverso il quale passa un mio dialogo,
pubblico o anche segreto, anzi è più importante quello segreto.

Con la speranza che possiate tornare presto a vivere il teatro, auguro di cuore a tutti un anno in salute e serenità”.

Come noto il ruolo di sovrintendente sarà dal 1 gennaio appannaggio di Andrea Cigni.

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