Cronaca
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"Juliette", condanne definitive
Dieci anni all'ex maresciallo

Sono definitive le condanne per il caso “Juliette”, il locale di via Mantova dove si organizzavano serate di sesso a pagamento con le escort e dove giravano fiumi di cocaina. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due degli imputati, l’ex maresciallo Andrea Grammatico e l’ex titolare del locale Marco Pizzi, il 29 maggio del 2018 condannati in primo grado a Cremona rispettivamente a dieci anni e quattro mesi e a quattro anni e sei mesi di reclusione. Condanne successivamente confermate dall’Appello a Brescia. La Cassazione ha condannato entrambi al pagamento delle spese processuali. Ora per Grammatico si apriranno le porte del carcere.

L’avvocato Carminati

La pena più alta era stata inflitta all’ex carabiniere, ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Vescovato, accusato di vari reati, tra cui l’aver portato all’interno del Juliette la cocaina, ma anche di falso ideologico in atto pubblico, tentata concussione, concussione consumata, omissione di atti di ufficio, reati commessi in servizio, calunnia e rivelazione di segreto d’ufficio. Marco Pizzi, invece, era stato ritenuto colpevole di cessione di droga e di favoreggiamento della prostituzione.

Grammatico, che era anche accusato di aver effettuato arresti illegali, era stato condannato, insieme al ministero della Difesa e quello dell’Interno come responsabili civili, a risarcire con una provvisionale di 6.000 euro la parte civile, rappresentata da Amritpal Singh, 36enne indiano assistito dall’avvocato Ugo Carminati. Oggi la Cassazione ha condannato Grammatico e i due ministeri a versare 2.900 euro quale rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalla parte civile.

Nel gennaio del 2018 il 36enne indiano era stato assolto con formula piena dall’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti della cognata di 27 anni. L’episodio risale al 18 aprile del 2015 a Robecco d’Oglio, quando il 36enne era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale dall’allora vice comandante della compagnia di Vescovato. Era stato l’avvocato Carminati a citare come responsabili civili il ministero della Difesa e quello dell’Interno. Il primo, in quanto l’ex carabiniere, al momento dei fatti, aveva agito in qualità di militare in divisa e con la macchina di servizio; il secondo, per il ruolo di agente di pubblica sicurezza che dipende direttamente dal ministero dell’Interno.

Non hanno invece fatto ricorso tutti gli altri imputati: Gianluca Pizzi, cugino di Marco, condannato a due anni; David Mazzon, ex titolare del Tabù di Vescovato, a nove mesi, e Ilham El Khalloufi, moglie marocchina di Marco Pizzi, a un anno e quattro mesi. Gianluca Pizzi era stato riconosciuto colpevole di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi, Mazzon di due episodi di cessione di droga, mentre la donna di aver favorito la prostituzione nel locale.

Sara Pizzorni

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