Cronaca

Imparare a vivere il sapere: a Cremona il nuovo Piano Strategico triennale della Cattolica

Il documento è stato presentato questa mattina al Campus Santa Monica dal Rettore di Milano Elena Beccalli. Tra i presenti anche il Cavaliere Giovanni Arvedi

La presentazione del Piano Strategico Triennale nel Campus di Santa Monica
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Rendere l’ateneo un luogo in cui il sapere non venga soltanto trasmesso, ma anche – e soprattutto – vissuto, per diventare la prima università non “al” mondo, ma “per” il mondo.
È questa la visione che guida il nuovo Piano strategico 2026–2028 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato al Campus di Santa Monica a Cremona in occasione della 102ª Giornata dell’Ateneo.

Per l’evento, il campus cremonese si è colorato a festa, diventando il palcoscenico della presentazione ufficiale del documento che delineerà le linee di sviluppo dell’università nel prossimo triennio. Presente, tra numerose personalità istituzionali, il Rettore dell’Università Cattolica di Milano, Elena Beccalli, che ha illustrato il cuore della proposta strategica.
Il piano, articolato in cinque sezioni e fondato su tre pilastri fondamentali, era stato consegnato in anteprima a Papa Leone XIV la scorsa settimana e ha trovato proprio a Cremona il suo primo momento pubblico di restituzione alla comunità.

«Questo piano strategico – ha spiegato il Rettore Beccalli a margine dell’incontro – si articola su tre grandi direttrici che guideranno l’Ateneo nel prossimo triennio. La prima è il rafforzamento della nostra identità di università cattolica non profit, capace di coniugare qualità accademica e attenzione alla dimensione umana, mettendo davvero al centro studentesse e studenti».
La seconda direttrice riguarda l’idea di università come comunità educante, ma allo stesso tempo come research university. «Solo un’università che produce ricerca di qualità – ha sottolineato – può alimentare una didattica rigorosa e all’altezza delle sfide contemporanee».

Il terzo pilastro è infine il passaggio da un’università intesa come semplice luogo di trasmissione del sapere a uno spazio in cui studenti e studentesse possano fare esperienza del sapere, attraverso relazioni, progettualità e vita di campus.

All’incontro ha preso parte anche il Cavaliere Giovanni Arvedi, che al termine di un tavolo di confronto ha voluto rivolgere parole di incoraggiamento ai giovani presenti.
Prima del momento ufficiale al Campus Santa Monica, un altro passaggio simbolicamente rilevante per l’Ateneo e per l’intera città: il primo sopralluogo al cantiere dell’ex Provveditorato di Piazza XXIV Maggio, destinato a diventare, a partire dal prossimo giugno, il nuovo studentato universitario.
Un intervento da 70 posti letto, con numerosi servizi, finanziato dalla Fondazione Arvedi‑Buschini.

A seguire, la mattinata si è conclusa con la Santa Messa, presieduta – tra gli altri – dal Vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.
Un programma intenso che rappresenta, nel complesso, un passo significativo verso un futuro che vede Cremona sempre più protagonista come città universitaria.

«È un piano che guarda al futuro – ha aggiunto il Rettore Beccalli – rinnovando il volto dell’università, ma poggiando su radici antiche, sempre orientate alla cura integrale della persona. In questo quadro siamo convinti che Cremona abbia tutte le carte in regola per essere una vera città universitaria, anche a respiro internazionale».
In questa direzione si inserisce l’attivazione di un numero sempre maggiore di percorsi di studio in lingua inglese, il rafforzamento dei collegamenti del Campus di Cremona con reti e atenei internazionali e, soprattutto, l’apertura del nuovo studentato già dal prossimo mese di agosto.

«I 70 posti letto – ha concluso il Rettore – ci permetteranno di attrarre talenti da altre parti d’Italia e del mondo. Esistono tutte le condizioni ambientali e formative per rendere Cremona un polo accademico attrattivo a livello internazionale».
Non è mancato un ringraziamento al Cavaliere Giovanni Arvedi, «che ha creduto ancora una volta nei giovani, mettendo a disposizione una struttura riqualificata in modo esemplare e in tempi record». Un risultato che sembrava irraggiungibile, ma che è stato ottenuto con spazi di qualità, curati non solo nelle camere ma soprattutto nelle aree comuni.

«Questo studentato – ha concluso Beccalli – rappresenta la realizzazione concreta dell’idea di università come luogo di esperienza del sapere. Qui gli studenti potranno studiare, lavorare insieme, condividere momenti di vita anche al di fuori delle aule universitarie, crescendo in una prospettiva di formazione integrale della persona. È un tassello fondamentale che completa l’idea di campus: un vero campus, come quelli presenti nelle grandi città del mondo».

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