Il delitto di Crema, spunta il movente: il furto di una collanina
Lo ha rivelato il marocchino accusato di aver ucciso Hamza Salama la notte di Pasquetta a Crema. Il giovane, rinchiuso al Beccaria, è intanto diventato maggiorenne
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Emergono novità sul movente del delitto di Pasquetta che ha visto perdere la vita il ventenne egiziano Hamza Salama, aggredito a colpi di mazza e poi accoltellato in via Brescia a Crema. Il giovane marocchino che è in carcere al Beccaria di Milano accusato del suo omicidio avrebbe rivelato che tutto sarebbe nato a causa di una collanina rubata. Un movente che era già uscito poche ore dopo il fatto di sangue. Una donna che dal balcone della sua casa aveva visto tre ragazzi al parco Margherita Hack con una mazza in mano e aveva sentito litigi, minacce, insulti, urla, e queste parole: “Ridammi la collana, mi hai rubato la collana. Se non me la ridai ti ammazzo”.
In queste ore, il marocchino, che nel frattempo è diventato maggiorenne, ha spiegato di essere stato in compagnia di un ragazzo più grande un’ora prima del delitto. Sarebbe stato l’amico a dagli il coltello con cui poi il giovane aveva aggredito Hamza a causa della collanina che l’egiziano gli avrebbe rubato. Il marocchino è anche accusato di rapina per aver spintonato un passante al quale aveva rubato la bicicletta, ma di questo episodio, come ha spiegato il suo legale, l’avvocato Vincenzo Giorgio Cotroneo, il neo diciottenne non ha memoria. Ha invece riferito di essere stato accompagnato a Sergnano in auto dal fratello, ignaro di tutto.
Dopo essere stato colpito con la mazza e con con il coltello, il ventenne egiziano era stato soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale, ma le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi. “Il mio assistito è disperato per quanto successo”, ha dichiarato l’avvocato Cotroneo. “Si è reso conto di ciò che ha fatto. Ora sta lavorando seriamente con gli educatori e affronterà un programma di recupero”. Il minore e Hamza, che vivevano entrambi nelle palazzine popolari di via Vittorio Veneto, erano amici, ma poi, come aveva già spiegato il legale del marocchino, i loro rapporti si erano incrinati.
Il padre della vittima, che aveva soccorso Hamza nel parco, ha invece sempre sostenuto che fossero tre gli aggressori del figlio che dopo il primo agguato erano andati a cercarlo a casa. Un’ora dopo, in via Brescia, il corpo del giovane egiziano era stato trovato a terra esanime. L’unica arma che non è stata recuperata è la mazza. Il marocchino non ha saputo indicare il luogo dove se n’era sbarazzato.